Da L’Unità – 23/08/09
Ottimi musicisti di base a Volterra che si divertono a pestare duro tra cambi repentini di ritmiche, distorsioni ed elucubrazioni tosco-ciniche sulla vita. Tra lo Zorn dei Naked City e lo Zappa più irriverente. Tra marcette, metallo e bal musette finalmente un vero rock schizofrenico, paradossale e divertente.
Autore: Silvia Boschero
Voto: ****
Da XL di Repubblica – Maggio 2009
“Questa rockband toscana è tutta raspa e martello”
Freddy Krueger è vivo ed è qui tra di noi. Lui è un combo du spaghetto-psaico-roccherrolle toscano, però. Fa il maniscalco e, manco a dirlo, ha un ghigno infernale. Nasconde tra le mani un artiglio, pronto a graffiare sui luoghi comuni del rock metallico (QOTSA e dintorni). Lavora di scalpello e carta a vetro più che di armonia e finezze stilistiche (Atavica Fame). Il suo bacio è come un rock, a ritmiche sghembe (La mia vita in ozio), alito pesante (Piede scalzo), funky istrionico e folk circense (Sorridi al muro). Ha un suo “personal Jesus” (Niente io comprendo) e si diverte con le buffonate creative stile Elii (La mia festa). Raspa e martello forever.
Autore: Michele Chisena
Voto: XXXX (buono)
Da Rumore – Maggio 2009
Panna, polvere e vertigine sembra nascere dall’energico sodalizio tra Angus Young e gli stornellatori di tradizione toscana, quelli dello “strambotto”, per intendersi. Qui convivono proprio due anime in apparenza così distanti ma in realtà i poeti improvvisatori in ottava rima ne hanno sempre avuto di “rock’en’rolle” nel sangue e gli Ac/Dc ne hanno sempre avuto di folk nel dna (si pensi a Dirty Deeds Done Dirt Cheap). Et voilà, il gioco è fatto. E quale miglior chiave apre il lucchetto di questo disco se non quella del gioco? Attenzione però, è una partita giocata sì, ma lucidamente. Proprio con quella taglientissima e feroce sagacia toscana scanzonata solo all’apparenza. Ironia e irriverenza, genio e sregolatezza dipingono un quadro dalle tinte forti, dagli argomenti densi narrati con tono scherzoso ma che di scherzoso hanno ben poco. Follia sì, ma ben mirata. Altro non resta che comprare il disco, ascoltarlo e riascoltarlo perché dietro a ogni parola se ne nascondo altre e altre ancora e altre ancora e…
Autore: Barbara Santi
Voto: 7
Da reality n.2 – 2009
Secondo cd della band Toscana, farcito di tanto Rock’n’Roll, e ritmi da orchestrina paesana che sfocia in crossover garbatamente insano…
Ascoltando “Panna, polvere e vertigine è come entrare nella centrifuga di una lavatrice impazzita fra citazioni Morriconiane, echi di swing, walzer, citazioni funky rap-metal-ska con gran risalto per l’uso della voce schizofrenica e esaltata tanto da dare un aspetto di teatralità al lavoro. Volterra da dove provengono mi riporta alla mente il “Manicomio”. Pazzeschi e geniali.
Da Metallo Italiano -10/05/2009
Gruppo da sempre bislacco e amabilmente schivo, Il Maniscalco Maldestro è un manipolo di musicisti nostrani dediti a una forma molto anomica di rock (dai risvolti metal) sghembo e privo di grossi punti di riferimento. Senza arrivare alla schizofrenia geniale di gente come Mr. Bungle, i nostri confezionano una dozzina di brani irriverenti, dai testi (in italiano) spesso divertenti e capitalizzati al meglio da un cantato imprevedibile, pazzoide e camaleontico. ‘Panna, Polvere E Vertigine’ è dunque un prodotto che riesce a spiazzarti costantemente, palesandoti sin dalle prime note musicali tutto il suo estro artistico e goliardico. Brani come l’iniziale ‘La Mia Vita In Ozio’ e, soprattutto, ‘Ogni Giorno’ e ‘Filastrocca Sciocca’, possono tranquillamente rappresentare il manifesto sonoro della band, racchiudendo al proprio interno tutti gli elementi cardine de Il Maniscalco Maldestro. Rispetto all’esordio omonimo, tra l’altro, questo lavoro ci presenta una compagine sicuramente più affiatata e matura, in grado di aggirare il concetto di forma canzone con molta più personalità e perspicacia. Se, prima, alla band poteva essere additata qualche imperfezione di stile e un modus operandi a volte caotico e disordinato, ora ai toscani non si può non attestare una rinnovata capacità compositiva, davvero lantana dai riflussi dispersivi di un tempo. ‘Panna, Polvere E Vertigine’ è dunque il giusto auto(tributo) all’istrionismo di una compagine a suo modo unica.
Autore: Maurizio Gabelli
Da Noize – 04/05/09
A qualche anno dal precedente lavoro tornano in pista sempre più folli e sempre più imprevedibili i “maniscalchi” e il loro circo crossover. Anche questa volta si nota subito una cura particolare per l’artwork e l’aspetto grafico: il cd è incluso in una bella confezione digipack e in copertina capeggia il “maniscalco” vivo e vegeto creato dallo scultore Alessandro Marzetti. Il gruppo di Volterra con questo “Panna, Polvere e Vertigine” punta in alto e la lista (lunga) degli ospiti fa capire che ci troviamo di fronte a qualcosa di potenzialmente molto interessante ed obliquo: Marco“Don” Bachi (Banda Bardò), Marzio del Testa (Ginevra di Marco, Stazioni Lunari, Bugo, Cisco), Maurizio Geri (Caterina Bueno, Maurizio Geri Swingtet, BandItaliana) ed Edo Rossi (Radio RockFM).
Dove vanno a parare i “maniscalchi”: non è facile per niente decifrare le intenzioni del combo toscano. Il crossover più spinto che ci porta subito alla mente gruppi come Primus (quel basso un pò così, quelle atmosfere sembre tra il circense e il buffonesco) e Dog Fashion Disco (quell’andamento sghembo e ancora quell’andazzo da clown di periferia) ma c’è anche tanta tradizione italiana colta (un dolente Paolo Conte qua e la), qualche sbandata zingaresca e qualche puntata sull’hard rock nudo e crudo. Un maelström di generi e situazioni che riuslta credibile e godibile oltre ogni aspettativa.
Insomma la “sciagurata orchestrina” fa centro ancora una volta e anzi amplia il suo raggio d’azione in nome di una apertura mentale e di una schizofrenia musicale ammirevole e mai fine a se stessa. Se cercate qualcosa di originale e fresco,e non necessariamente in campo heavy, avete trovato pane per i vostri denti.
Autore: Head
Da Heavy Impact – 27/04/2009
Che Il Maniscalco Maldestro, siano una band unica, è cosa nota, sin dall’articolo determinativo che compare nel nome della band stessa. Questo, infatti comporta unicità, una unicità che, naturalmente, trova egual riscontro, sotto il profilo musicale, lirico e di intenti.
La band toscana, dimostra con questo nuovo lavoro, di aver raggiunto una maturità compositiva superiore, che fa proprio il piglio geniale, di Primus e Mr Bungle, articolandosi attraverso continui rimandi sonori, a più disparati generi, e che proprio per questo suo modus, volto al non dare coordinate, diviene (per libertà espressiva), simile a quello che si può definire un moto (filosoficamente inteso) “zappiano”.
Le dodici tracce che compongono Panna, Polvere e Vertigine, hanno il proprio punto di forza, nell’attuazione della propria struttura (che in realtà è una non-struttura, che di continuo costruisce e decostruisce sé stessa), che partendo dal Rock (termine che va assunto nella sua totalità),va ad abbracciare, Folk, Jazz, orchestrazioni ove si intravede lo spettro di Ennio Morricone, e un gusto per i riffs, che riporta alla mente Queen Of The Stone Age ed AD/DC.
Dal punto di vista lirico, questo nuovo lavoro de Il Maniscalco Maldestro, propone la solita “insana” dialettica, fatta di sottile ironia, che potremmo definire socratica, per quel suo modo che ha di interrogare l’ascoltatore, attraverso il rassicurante uso delle rime (sempre ricercate), a cui si contrappongono, i temi dello status dell’uomo contemporaneo, sempre in bilico, tra mobilità professionale, ed immobilità intellettiva.
Un disco, che nella propria ecletticità, esige e necessita, un lavoro da parte di chi lo ascolta, questi infatti, ha il compito di ricomporre questo insieme di “fotogrammi sonori”. Un lavoro che per questo suo modo d’essere, elude ogni rimando alla facilità, o comunque, al concetto di prodotto (e alla determinatezza, che si lega a tale termine).
Il Maniscalco Maldestro, è uno splendido suggeritore di pensieri, che come la Sibilla Cumana, indica, metodologicamente, la strada da percorrere, e mai la soluzione. Mai come in questo caso, l’ascoltare è un ricercare.
Autore: Andrea Angelino
Voto: 8/10
Da Mescalina – 10/04/2009
Bordello di musica assicurato e amplificatamente testato. Le chitarre volutamente squinternate che paiono ascendere da un rock’n’roll insanamente da neuro nel centro elettrico di “La mia vita”, sono l’epifania di una nuova genìa scapestrata di eroi underground. L’incontrollabile crossover dei Volterrani Il Maniscalco Maldestro che schizza nel tondo del loro secondo lavoro “Panna, polvere e vertigine”, incombe minaccioso e agguerrito come un Landini su tenere zolle inermi.
In piena enfasi revivalista, questi ragazzi toscani riescono a tirar fuori un disco “inverso” caratterizzato da ossigenazione ed apnee rock che masticano metal, stoner, Zappa e Gogol Bordello, jazz, blues, ironia cantautorale e non sense senza parsimonia; e si conficcano nella scena – nel frattempo divenuta buonista e fin troppo educata – come una fistola ereditata dai più cresciutelli Primus, lacerando, con l’aggiunta di secrezioni psycho blues (La mia festa), qualsiasi approccio virgineo alla musica no-borders.
Il disco è decisamente attraente, stravagante e ben nutrito di stili e assonanze; non si fa e non ci fa mancare nulla; se si cerca da una band quell’agognato “fuori tiro” che ci faccia allontanare dal ventre piatto di quello che ci viene tutt’ora propinato a iosa , qui si è nel bengodi al cubo.
La band toscana assesta montanti e buffetti sonici senza make-up spicciolo, si scuote –a tratti – anche nelle funambolerie Beckiane come nelle marcature corali alla Morricone in vena ieratica elettro-punk’80 (Sorridi al muro e al reprise della stessa); questa “sciagurata orchestrina” come loro amano definirsi, smonta totalmente la struttura rock canonica per trasformarla in un patchwork epilettico e convulso, uno zig zag da cardiopalma e compresso tra cacofonìa e irriverenza anarchica strumentale e lirica, che pesta e diverte senza chiedere permesso. Sicuramente la più interessante uscita discografica alternativa targata zeronove, “Panna, polvere e vertigine” provoca ad oltranza anche i più intransigenti “ascultatori” dal labbro storto, li rende malleabili e predisposti a farsi schiacciare dal funky rap-metal (Piede scalzo, Niente io comprendo), rincorrere dallo ska pazzoide (Ogni giorno),farsi abbindolare dallo swing heavy (Filastrocca sciocca) se non addirittura abbandonarsi nel walzerino folk swingato (A volte i sogni). Una vivacità e uno scalpito senza precedenti quello che andrete ad ascoltare; Primus, System Of A Down, Mr. Bungle che si strusciano a Caputo, Elio e LST e Camerini degli anni d’oro, in uno straniante bricolage allampanato e forsennato, che fa onore alla nostra voglia di qualcosa di nuovo. Tonjo, Frencc, Dado e Borkkia, affiancati da Marco “Don” Bachi (Bandabardò), Maurizio Geri, Edo Rossi e Marzio del Testa (ex Radio Rock FM), vincono la scommessa di “originalizzare” il già di per sé originale mondo del crossover; definirli pazzi è superficiale, scontato e geniale, classificarli come maniscalchi maldestri dello zoccolo duro del rock si potrebbe anche, l’importante è non farlo mai sapere ai poveri cavalli!!! Da ascoltare a sfinimento.
Da Il Mucchio – Aprile 2009
I toscani Il maniscalco maldestro si definiscono “combo di spaghetto-psaico-roccherrolle” ed è proprio quella l’idea di massima che viene fuori ascoltando “Panna, polvere e vertigine”, seguito dell’esordio omonimo che arriva a quattro anni di distanza. Questa volta a dar manforte ai deliri del quartetto ci sono alcuni ospiti (tra cui Don Bachi della Bandabardò e Marzio Del Testa, già collaboratore di Bugo e Cisco, tra gli altri), ma più che di contributi in senso stretto si potrebbe parlare di piena adesione ad un delirio collettivo che non ha bersagli precisi ma produce forme musicali in continuo movimento, affamate di una cannibale e patagruelica fame. Un progetto che punta sull’intrattenimento e non si fa troppi problemi di forma, puntando sull’estro e sull’irruenza, frequentando i Queens Of The Stone Age ma pure gli Skiantos, l’immaginario western e quello circense (“Sorridi al muro” si apre così, prima di farsi punk-funk e poi ballata hard rock un po’ acida). Un disco in grado di accontentare pubblici anche molto diversi non per furbizia o paraculaggine ma per naturale indole, il cui unico limite, alla lunga, potrebbe diventare un eclettismo difficile da gestire. Ma, come abbiamo detto, assolutamente sincero.
Autore: Alessandro Besselva Averame
Da Rockit – 02/04/2009
Secondo disco per questo gruppo toscano, autore di un progetto interessante e originale. La base è un blues rock aggressivo, capace in pochi secondi di incattivirsi verso l’hard rock o verso un folk pesante e veloce. Musiche che giocano a scappare lateralmente, senza dare punti di riferimento precisi e cercando di stupire con alternanze audaci che rimandano alle collezioni sonore di Elio e le storie tese (è il caso, ad esempio, de “La festa esangue”). Ma Il maniscalco maldestro si concentra in particolare sulle voci, curate ed esaltate fino a diventare l’elemento centrale del disco. Voci che si intrecciano su più tonalità e con diversi stili, a dare una lettura profondamente interpretativa e teatrale dei testi. Le parole vengono quasi messe in secondo piano, usate come semplici suoni per gli strumenti vocali del gruppo. Ciò che arriva alle orecchie dell’ascoltatore è così un insieme sonoro affascinante e dalle mille sfumature, in cui la schizofrenia vocale viene compensata dalla robusta concretezza delle chitarre. Il risultato finale è un lavoro di ottima qualità, che convince da tutti i punti di vista e che probabilmente si troverebbe a proprio agio dalle parti della Trovarobato.
Autore: Marco Villa
Da Sentire Ascoltare – 01/10/2009
Durante gli anni trascorsi dal giustamente lodato esordio, il Maniscalco Maldestro è diventato una statua d’alabastro (opera dell’artista concittadino Alessandro Marzetti), ha cambiato bassista e, dopo un 2008 onusto di vittorie (Heineken Jammin’ Contest, Italia Wave Band Toscana e Contest del MEI), ora dà alle stampe il suo secondo disco, pubblicizzandolo con una caccia al tesoro virtuale dispiegata sui vari Facebook, YouTube, MySpace ecc… a dimostrazione che lo spirito che animava il precedente lavoro è rimasto lo stesso.
Rispetto all’esordio, però, non sono cambiati solo i colori della mascotte: l’ensemble volterrano ha infatti ripulito il cantato da alcune occasionali sbavature vibrazion-subsonicoidi (con annesso eccesso di sdrucciole) che inficiavano qua e là la riuscita dei brani, portandolo più vicino semmai alla bella impudenza del Teatro degli Orrori; mentre musicalmente ha preso più saldamente in mano il tourbillon di stili che è ormai il suo marchio di fabbrica centrandolo su un robusto rock classico virato QOTSA da cui partire con destinazione ovunque.
Dal boogie sulfureo dell’iniziale La mia vita in ozio alla conclusione con una versione “estesa” e molto più folle di Sorridi al muro, i nostri trovano il modo di mantenere la rotta passando per ribollii Alice in Chains, valzer un po’ francesi un po’ Capossela (spesso anche nella stessa canzone), una Ogni giorno che mette insieme Gogol Bordello e Bobo Rondelli, spiegandoci anche che la jungle e lo ska non sono così lontani (la citata Sorridi al muro) e che se Les Claypool collabora da anni con Tom Waits un motivo c’è (Filastrocca scirocca).
Panna, polvere e vertigine è il disco di un gruppo in piena salute e maturità artistica, con le quali padroneggia efficacemente la lezione dei campioni della follia rock rimanendo a modo loro “cantabili”, quasi una versione Stones dei “Beatles” Mariposa.
Un confronto cui si assiste con estremo piacere…
Autore: Giulio Pasquali
Da Metal Wave – 01/04/2009
Probabilmente il sottoscritto quando ha visto per la prima volta il bel cd tutto contornato dall’artwork in digipack non aveva assolutamente idea di cosa avrebbe contenuto, del resto non avevo nemmeno mai sentito nominare nulla de Il Maniscalco Maldestro e questo si è rivelata una grande pecca per quanto mi riguarda. Generalmente ascolto sempre buona musica, di tutti i tipi.
Tuttavia non mi sono dato per vinto ed ho recuperato a tempo di record questa lacuna.
Volete sapere cosa penso di “Panna, Polvere e Vertigine” ? Che è un disco Meraviglioso, con la M maiuscola. Un autentico capolavoro che non dovrebbe mai mancare nella collezione di un amante della musica sperimentale.
I nostri partono subito senza compromessi proponendo un rozzo e “maldestro” rock ‘n’ roll dalle mille vedute artistiche estrapolando notevoli patterns qua e là nel panorama rock internazionale.
Quando meno ve l’aspettare compaiono soluzioni proprie dei System Of a Down di Toxicity, dei Queens Of The Stone Age di Song For The Deaf” e pizzichi di folk con fisarmoniche, valzer e mazurke varie di Vicinio Capossela oltre che, detta da loro, anche dal genio di Morricone.
Tutto vero! Vero, limpito e pinto! Per cui non dovete far altro che fare vostro questo piccolo scrigno di meraviglie e spararvelo tutto nelle orecchie più volte, senza pietà.
La voce di Tonjo parla, canta, urla, sussurra, strepita e racconta mille storie quotidiane e non che fanno ridere, fanno piangere, trasmettono quel qualcosa di non meglio identificato che rende la stessa band superiore a tante altre. Altro che i Baustelle! Qui c’è veramente da sognare!
Autore: Carnival Creation
Voto: 80
Da Ondalternativa.it – 23/03/2009
Dopo un silenzio di quattro anni, torna Il Maniscalco Maldestro toscano, e lo fa con un carico di follia abrasiva quasi intatto rispetto all’album di esordio.
Basta farsi un giro sul sito del gruppo per capire di cosa stiamo parlando: l’homepage ci invita a fare visita “alla sciagurata orchestrina”; e il viaggio tra le note di questo lavoro crea un’immagine tanto curiosa quanto allettante: assistere ad una seduta rock di piazza di un innocente gruppo di pazzi.
E’ una bizzarra versione “punk” di Elio e le storie tese, capace di mettere insieme testi al limite dell’assurdo (e spesso ben oltre) con musicalità ruvide e distorte. La capacità di decostruire la musica rock porta alla mente le esperienze più audaci del rock alternativo americano di metà anni ’80; da qualche parte si avverte l’hardcore rivisitato e “musicofilo” dei Minutemen, in altri momenti spunta qualcosa che ricorda il punk rock tragico e delirante dei Butthole Surfers.
Riferimenti decisamente importanti, ma, aldilà dell’irriverenza che ogni paragone con i mostri sacri porta con sé (e tanti altri se ne potrebbero azzardare, essendo l’eclettismo un aspetto evidente dell’album), quello che conta è l’assoluta novità che un gruppo come questo rappresenta nel panorama italiano: una musica così graffiante, genuinamente lontana da tutto ciò che è melodia fine a se stessa, abile e intelligente nell’innestare su una trama chiaramente hardcore riferimenti al punk e al funk, prendendosi spesso e volentieri spazi di pura cacofonia, è un’incredibile boccata di ossigeno.
Sono 50 minuti di “filastrocche sciocche” ma suonate come raramente si sente fare dalle nostre parti. Un secondo lavoro che riprende, in parte, le sonorità del primo e lascia aperte infinite possibilità di evoluzione.
E, sperando di non dover aspettare altri 4 anni, più Maniscalchi Maldestri per tutti.
Autore: Mario C.
Da beat magazine – marzo 2009
“Panna, polvere e vertigine” sembra la perfetta ricetta per i tempi che corrono, tempi di disillusione in cui vige il senso dell’inutilità. E allora ecco questo disco, un collage di “spaghetto-psaico-roccherrolle” a detta della formazione toscana, che alimenta la fiamma del panorama musicale italiano con un rock meticcio, bastardo che associa fisarmonica, riff di chitarra e urla. Ci sono tastiere, jazz, beat funky sotto la supervisione del maestro Morricone. E poi ancora richiami a AC/DC, Queens Of The Stone Age, Paolo Conte, Primus e tanto folk. C’è anche spazio per qualche featuring: Don Bachi (Banda Bardò), Maurizio Geri (Caterina Bueno), Marzio del Testa (Bugo) e tanto folklore italiano.
Da www.eutk.net – 11/03/09
Il Maniscalco Maldestro è geniale. E parliamo di una genialità obliqua e irriverente, sempre pronta allo sberleffo e all’ironia. Folle, se vogliamo, ma anche talmente lucida da saper mescolare davvero molte influenze e tuttavia mantenere costantemente la capacità di scrivere ottime canzoni.
Le sue innate attitudini negli accostamenti, anche assai spericolati, frutto di ingente cultura e grande preparazione, non danno mai l’impressione di snobismo e la sua musica ha il sommo pregio di trovare uno straordinario punto di bilanciamento tra sperimentazione e fruibilità, antinomie e aperture armoniche, senza che il tutto appaia minimamente forzato o calcolato.
Questa è semplicemente la sua natura, plasmata tra frequentazioni folk, metal, balere, hard rock acido, jazz, funky, punk, cinematografi, tastierine sghembe, teatro, prog rock e osterie, frullati ad arte come se fosse la cosa più semplice del mondo e non un obiettivo che molti inseguono e pochi riescono a raggiungere.
Il combo di “spaghetto-psaico-roccherolle”, con questo secondo album dal titolo “Panna, polvere e vertigine” (a cui partecipano in veste di ospiti anche Marco “Don” Bachi della Banda Bardò, Maurizio Geri, Marzio del Testa ed Edo Rossi della “defunta” Radio Rock FM) conferma tutto il buono già espresso nell’esordio omonimo del 2005 e, anzi, acquisisce un’ulteriore maturità e sicurezza, convalidando ancora una volta i nomi dei suoi “buoni maestri” e superando, però, ogni qualsiasi paragone esplicito, con una bramosia di libertà espressiva e d’inventiva che lo rende notevolmente originale e lo protegge da eventuali percezioni di plagio.
Insomma, Mr. Bungle, Queen Of The Stone Age, Primus e SOAD, possono essere oggi considerati ancora più di ieri come dei semplici sodali (maggiormente noti, per il momento almeno, e questo è un augurio!) nell’approccio artistico e non di certo come dei prototipi che si è scelto di riprodurre pedissequamente.
E poi c’è quella tipicità tutta italiana (anche se loro si dichiarano “più insani che italiani”) che li marchia e li distingue, la tradizione musicale del “vile stivale” e la perizia nell’utilizzare in modo temerario, mordace, enigmatico e surreale magari, eppure al contempo così affascinante e sintomatico, la nostra splendida lingua (con impulsi che vanno da Capossela a Paolo Conte, passando per i canti del folklore), che diventano elementi d’eccellenza all’interno di uno sconfinato forziere di suggestioni tanto imprevedibili quanto irrimediabilmente contagiose.
Cercare di descrivere i singoli brani è un’impresa ardua e persino deleteria; ci si dibatterebbe nell’inutile tentativo di spiegare delle sensazioni in continuo mutamento, proprio come le atmosfere che li caratterizzano e quindi lo eviterò, consigliando al lettore di sottoporsi alla loro volubilità con mente sgombra da eventuali “piccoli” condizionamenti, proprio per godere appieno di tale avvincente anarchia sensoriale. “Panna, polvere e vertigine” è un disco che lascia piacevolmente sorpresi e appagati, e mentre scrivo queste parole ho quasi l’impressione che Il Maldestro Maniscalco, raffigurato sotto forma di scultura (opera dell’artista Alessandro Marzetti) sulla copertina del Cd, sorrida ancora più beffardo di prima … gliel’ha fatta un’altra volta a portare quel gradito scompiglio nel mio apparato cardio-uditivo e mi sembra davvero soddisfatto.
Autore: Marco Aimasso
Voto: 8
Da www.metalinside.it – 11/03/09
Ricordo ancora quando quattro di anni fa uscì il disco di debutto degli italiani “Il maniscalco maldestro”; ricordo ancora oggi come nella mia mente segnai questo nome tra i gruppi da ascoltare appena ne avessi l’occasione, viste le ottime recensioni che seguirono un pò per tutto il web, a consacrare il gruppo come una vera e propria rivelazione.
Oggi, ad inizio 2009, si presenta davanti a me “Panna, polvere e vertigine”, il secondo nato di casa Maldestro, con un artwork che riporta alla mente il clown presente nella copertina del disco di debutto in un lussuoso e curatissimo digipack bianco.
L’emozione e la curiosità legate al disco sono tante, e l’inizio dell’opener “La Mia Vita in Ozio”, è alquanto spiazzante: il pezzo si muove su lidi tipicamente hard rock, su cui svetta il particolare cantato, interamente in italiano, del singer, condito da una buonissima e simpatica dose di ironia generale, che pervaderà lungo tutta la durata del platter.
La musica proposta da questi folli ragazzi contiene al proprio interno le influenze più disparate, passando dai toni jazzati di “Atavica Fame”, alle influenze vicine ai Sistem of a Down di “Sorridi al Muro”, ma in generale la band vede le proprie linee guida in un bell’hard rock-blues muscoloso e d’annata, anche se suonato in maniera assolutamente unica e personale (provare per credere).
Menzione particolare merita davvero di essere fatta per i testi del disco, sembre in bilico tra il grottesco, l’ermetismo e una sonora dose di ironia, capace di donare sia un tono scanzonato ai pezzi, come nella già citata opener, sia un tono poetico e molto particolare.
Sicuramente quello che abbiamo tra le mani non è un disco per tutti e facilmente apprezzabile, ma sono pienamente convinto che non deluderà in alcun modo coloro che avevano apprezzato e gioito del primo lavoro della band.
L’ascolto è comunque consigliato a chiunque voglia provare un ascolto molto particolare e fuori dal coro.
Autore: Mungi
Voto: 7,5/10
Da www.rockambula.com – 10/03/09
Mi arriva dritto in faccia “panna, polvere e vertigine” della band toscana Il Maniscalco Maldestro. Un lavoro che spazia in molti generi, rende impossibile la propria collocazione in un preciso stile musicale. E’ sicuramente rock, è assolutamente un gran bel disco. Mi gonfio di orgoglio e provo un piacere enorme nell’ascoltare quanto proposto, è d’obbligo aumentare il volume al massimo, è un merito che guadagnano fin dalle prime note di “panna, polvere e vertigini”. Il Maniscalco Maldestro è una rock band dalle idee chiare, dai concetti ampi, suona ed urla alla perfezione. Un attimo dopo si suona folk d’autore, poi funky jazz, adesso hard rock. Geniali. Sempre più attratto mi lego velocemente ad un combo musicalmente cazzuto, non esiste noia in questo ascolto. E’ troppo dolce, è troppo tremendo. Ci butto dentro tutta la mia ammirazione e spero di sentirli in live performance, lo meritano davvero. Pazzeschi.
Autore: Riccardo Merolli
Voto: 4,5/5
Da www.outune.net – 10/03/09
Mamma mia! Mamma mia! Mamma mia!
Dopo l’acclamato debutto autointitolato, il Maniscalco Maldestro da Volterra torna a far danni. Signori, è un ritorno col botto! Il nuovo disco, pur partendo dalle stesse coordinate del suo augusto predecessore, ne migliora ogni aspetto portando il sound del gruppo, inevitabilmente, a un nuovo livello: i brani arrivano meglio al punto, sono meno disordinati, arrangiati con più cura, meglio suonati e con una produzione al contempo energica e chiara, ruvida e cristallina.
Come se non bastasse, le molteplici influenze dei Nostri sono oggi così ben amalgamate, da essere praticamente irriconoscibili. Oggi non è più possibile etichettarli come i System Of A Down (o i Primus) nostrani, l’unico elemento di paragone del loro sound resta esclusivamente il Maniscalco Maldestro. C’è di più, oggi il Maniscalco riesce ad essere allo stesso tempo più psicopatico e più melodico di prima, senza trucco e senza inganno.
Coloro che leggono questo nome per la prima volta sappiano che il maldestro quartetto suona rock mischiato a quel che viene loro in mente con l’intento di fare rumore, di scherzare, di sfottere, di divertire e di stupire. Il tutto fatto con la tipica e invidiabile leggerezza di chi non ha tempo da perdere per prendersi sul serio.
Il Maniscalco Maldestro è l’amichetto che ti annodava fra loro i lacci delle scarpe, il Maniscalco Maldestro è il compagno di classe con la media del 10 nonostante passasse le giornate a giocare a pallone all’oratorio sotto casa, il Maniscalco Maldestro è il buco nel muro da cui sbirciare nello spogliatoio delle femmine, il Maniscalco Maldestro è il compare che ti versa il bicchiere di vino di troppo, il Maniscalco Maldestro è un fetta di lardo di colonnata che si scioglie sul pane in una serata fra amici, il Maniscalco Maldestro è quell’amico che ti fa capire che, nonostante tutto sia andato in vacca, c’è sempre tempo per farsi una sana risata.
Il disco è completamente autoprodotto, confezionato in un elegantissimo digipack e lo trovate ai concerti o sul loro sito a soli 10 euro. Non fate i taccagni, fatevi un regalo e premiate questi ragazzi. Grazie Tonjo, grazie Frencc, grazie Dado, grazie Borkkia, se non ci foste, bisognerebbe inventarvi.
Autore: Stefano Di Noi
Da www.hardsounds.it – 03/03/2009
Dopo quattro anni di attesa possiamo finalmente ascoltare il secondo album targato Il Maniscalco Maldestro: la band toscana torna sulle pagine di Hardsounds con il nuovo platter ‘panna, polvere e vertigine’.
Il tiro della band non è cambiato di una virgola, ma ciò non vuol dire che il combo di Volterra si sia autoclonato: anzi, ci troviamo di fronte a dodici tracce che non esito a definire geniali.
La miscela esplosiva che il Maldestro Maniscalco ha in serbo per noi rischia di esploderci nello stereo senza preavviso! Rimembranze dei System Of A Down si mischiano a schegge impazzite di rock, ska (?), rockabilly e metal, il tutto innaffiato abbondantemente dalle pazze linee vocali di Tonjo ed ai cori assolutamente maldestri.
Insomma ‘panna, polvere e vertigine’ è un grande album, che rinsalda la considerazione che avevo del combo toscano: davvero difficile farvi calare nel clima dell’album, visto che la miscela sonora risulta tanto ben fatta quanto spiazzante.
La produzione è ottima così come la copertina che raffigura una vera scultura realizzata da Alessandro Marzetti, artista volterrano.
Non vi resta altro che fiondarvi sul myspace del gruppo e lanciarvi all’ascolto, con la consapevolezza che anche solo una delle tracce che troverete ha la potenza di spazzare via tutto il recente Festival di Sanremo: questa è la frontiera della nuova musica italiana!
Voto: 80
Autore: Fabio “Flames Of Hell” Rancati
Da www.miusika.net – 01/03/2009
E alla fine tornarono sul luogo del delitto.
Chi?
Ma quel gruppo che sono “più insani che italiani”.
Eh si, dopo ben quattro anni di attesa per il loro fan storici e circa un anno e mezzo per me, dato che li ho “scoperti” nel novembre del 2007 quando il loro primo ed omonimo album mi colpì sulla via di internet (che è simile a volte a quella di Damasco) come un intercity in corsa, tornano i “folli” di Volterra, Il Maniscalco Maldestro.
Era ora.
Confesso che prima di sentire il nuovo album due sentimenti si agitavano in me, il primo la speranza che il nuovo album panna, polvere e vertigine fosse buono almeno la metà dell’album d’esordio, il secondo la paura che, citando il venerabile tragico Fantozzi, fosse “una cagata pazzesca”.
Oh beh nessuna delle due cose si è verificata, per fortuna.
Si perché panna, polvere e vertigine conferma quanto di buono si era sentito sul primo disco de Il Maniscalco Maldestro. Quel misto di punk, turbofolk, metal, liscio, alternative, teatro dell’assurdo e progressive condito con liriche ironiche e giochi vocali che sono la cifra che contraddistingue la band toscana. La personalità sonora de Il Maniscalco Maldestro ritorna assolutamente intatta in questa nuova fatica, Tonjo (voce e chitarra), Frencc (chitarra e cori), Dade (basso e cori), e Borkkia (batteria e cori) più Dade (responsabile dei suoni “maldestri”) riescono a non perdere nulla della forza e genialità che avevano dimostrato, anche se con una incarnazione parzialmente differente, nell’album del 2005 (che tra l’altro è ancora disponibile in download gratuito sul sito della band), sia a livello sonoro che a livello dei testi. In più hanno aggiunto alcune citazioni sonore, tra queste i Police e Morricone (forse anche i Wall of Voodoo?).
I brani di questi pazzerelloni toscani su panna, polvere e vertigine sono 11 più la versione estesa di sorridi al muro, che tra l’altro è il mio brano preferito, ma potrebbero essere tranquillamente 30 se i ragazzi invece di costruire canzoni che all’interno dei continui cambi contengono altre canzoni le avessero fatte con la classica struttura lineare.
Nella recensione del primo album li ho paragonati ai Primus, confermo questo paragone (in più ci aggiungerei Elio e le storie tese, con sonorità più graffianti però
) anche perché Il Maniscalco Maldestro come i Primus hanno esordito con un album assolutamente superlativo, e sempre come la band statunitense sono riusciti a riconfermarsi nel loro secondo lavoro.
Panna, polvere e vertigine rispetto all’omonimo Il Maniscalco Maldestro manca solo di una cosa che lo mette un gradino più in basso rispetto a quest’ultimo, la sorpresa. Infatti come ho scritto più sopra in questo secondo lavoro gravano delle aspettative che per mia, e spero anche vostra, somma gioia non sono andate deluse, tutt’altro. Il fatto che Tonjo e compagnia cantante si siano riconfermati agli altissimi livelli iniziali non era per niente scontato, tante band dopo un ottimo esordio si son perse per strada mentre Il Maniscalco Maldestro continua a miscuotere e mincantare
.
Inoltre vorrei sottolineare che si tratta di disco totalmente auto-prodotto.
In conclusione, nel caso non si fosse capito panna, polvere e vertigine è un album sfavillante e assolutamente da acquistare (potete richiederlo a info@lafattoriamaldestra.com) e ho idea che il disco dell’anno 2009 sia già uscito, ma se verrò smentito ne sarò ben contento.
Da avere!!!
Da www.metallus.it – 18/02/2009
C’erano una volta i System Of A Down. Poi arrivarono i Primus e i Queens Of The Stone Age. E non solo. C’era anche Paolo Conte, un’orchestrina di liscio e Frank Zappa. E gli astanti iniziarono a pogare e a ballare la tarantella.
Dulcis in fundo, in questa favola strana, comparvero, vestiti di un’armatura scintillante fatta di salame e lambrusco, i Maniscalco Maldestro, che presero tutti i personaggi, la loro musica e crearono una formula magica. Nacque così lo “spaghetto psaico-roccherrolle” e tutti vissero felici e contenti.
Inutile dire che “Panna, Polvere E Vertigine”, il secondo album dei folli toscani, poco si distanzia dall’omonimo debutto del 2005 ma la genialità dei tempi non è stata scalfita. Un disco imprevedibile quello di cui stiamo parlando, che tra rock’n'roll da spiaggia, riff metallici, jazz e ospiti d’onore (vi dice nulla un certo Don Bachi?) si profila come una delle uscite più interessanti del 2009. Sarà poi la naturale teatralità dei nostri (la voce di Tonjo la dice lunga…) o la pungente ironia delle liriche, ma di “Panna, Polvere E Vertigine”, non si butta via nulla.
C’è l’intrigante hard rock dell’opener “La Mia Vita In Ozio”, il gusto progressive di “Piede Scalzo”, il folk italiano nella sorprendente “A Volte I Sogni” e ancora l’ermetismo di “Sorridi Al Muro”, ermetismo mascherato dai suoni accessibili e dalla consueta voglia di farsi quattro risate.
Bravi e sempre coraggiosi. Il vero, grande rock italiano passa anche dalle loro parti.
Autore: Andrea Sacchi
Dal Corriere Mercantile – 18/02/2009
Quelli de Il Maniscalco Maldestro sono – per loro ammissione – un combo di “spaghetto-psaico-roccherrolle”. Arrivano dalla Toscana e sono attivi dal 2000, anche se il loro primo album è del 2005. “Panna, polvere e vertigine” è il loro nuovo lavoro. Il disco si lascia ascoltare e fa del ritmo il suo punto di forza. Dentro il calderone ci finiscono dodici pezzi, mescolati al rock, ai sapori della tradizione italiana (qua e là fa capolino anche una fisarmonica), mentre le chitarre affettano riff e la voce urla, parla, culla e canta in italiano. Insomma, un bel miscuglio, che convince già al primo ascolto. Per presentare il loro nuovo lavoro, quelli de Il Maniscalco Maldestro saranno a Rapallo – al Jamba Live – il prossimo 27 febbraio per un concerto. Sito Internet: www.myspace.com/ilmaniscalcomaldestro
Autore: FRA. CAS.

