maldestre
scritture...
cosa, come, quando e quanto è stato
detto sul maldestro quartetto
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Hanno detto de il maniscalco maldestro
Da "Beat Magazine" - 5 luglio 2008
La dimostrazione vivente che i gruppi nostrani (in un'epoca in cui è sempre più scontata la propensione all'estero) siano capaci di elaborare musica di grande spessore, impreziosita da spunti colti ed eleganti e di raggiungere insospettabili picchi di creatività, in italiano. Due demo, un disco e un'infinità attività live per una navigata band di sex symbol.
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Da "Il Messaggero" - 5 luglio 2008
C'è un maniscalco nell'Eden di MICHELE BELLUCCI
Si chiude stasera uno dei festival indipendenti più interessanti dell’estate umbra, l’Eden Rock, che ospiterà stasera Il maniscalco maldestro, band emergente arrivata come una boccata d’aria fresca per gli allergici alla musica stereotipata e alle hit da classifica pop.
«Il maniscalco maldestro (quel pupazzetto che fa capolino in tutte le nostre copertine) nasce, poi muore ed infine risorge - spiega Antonio “Tonjo” Bartalozzi, cantante- chitarrista del gruppo toscano - è un po’ un araba fenice con gli intenti di un burattinaio ma con le fattezze di una sciagurata marionetta». Se volete capirli fingetevi di fronte ad uno spettacolo di burattini, aprite la mente alla loro musica come foste bambini che ascoltano una fiaba, dimenticate l’appiattimento che purtroppo regna nel panorama musicale e lasciatevi trasportare: «Nella nostra musica c’è tanto di istintivo – racconta Tonjo - facciamo musica per immagini o immagini per musica, così a volte capita di ritrovarsi sul set di un vecchio film di Morricone e dispersi tra la nebbia di Amarcord. Se dovessi definirci in una parola, spaghetto-psaico-roccherrolle».
Il progetto, nato nei dintorni di Volterra nel 2000, è ormai un caso di successo e sarà tra i protagonisti indiscussi della calda estate 2008: la vittoria dell’Heineken Jammin Festival Contest (si sono esibiti il 21 giugno a Venezia) e la vittoria di Italia Wave Band Toscana, che li porterà il 18 luglio a Livorno sul palco principale.
Sono di certo da annoverare tra i migliori esempi della musica made in Italy dai Quinto Rigo in avanti, un rock d’assalto con visioni punk-prog, anarchico quanto basta: «Ovviamente la partecipazione a eventi importanti ha saziato un poco le gole – raccontano col loro linguaggio eccentrico - ma niente è più maldestro del soffio di vento che ti rinfresca dopo la sudata. Ognuno di noi ha i propri pensieri e Il Maniscalco Maldestro ci ha legato le mani a un Mastro Burattinaio, lì confluiscono tutte le nostre linfe e si trasformano in beffarde canzonette. Se c’è un elemento che ci accomuna è la diversità. Da buone marionette, ognuno di noi riluccica e risplende di sue peculiarità... siamo tutti legni piuttosto marci e nodosi, buoni a nulla al massimo ad attizzare il fuoco».
Stasera, a San Leo Bastia (Città di Castello), Il Maniscalco Maldestro darà vita ad un live imprevedibile e suggestivo, saturo d’ adrenalina: «In Umbria è la prima volta che veniamo a suonare – ammette il burattinaio Tonjo - e siamo ben lieti di poterci spostare da codeste parti con il nostro carrozzone; nel “Maldestro spettacolino” non si sa mai cosa può sortire fuori, si canta e si ride, inciampando in ritmi forsennati per sottopentola, si rimane accalappiati da strampalati motivetti. Ma alla fine si riparte sempre col fottuto roccherroll».
Dal cuore della Toscana, “tra lupi, animali selvatici finanche più dell’uomo, e strade intrecciate che si ripiegano e rigirano sempre di più fino a strozzarsi con loro stesse”, il quintetto si sta rapidamente muovendo verso scene importanti, avverando quella speranza mai sopita di trovare un po’ di ribellione nei gusti musicali dei propri contemporanei. Del resto la band non è altro che “una marionetta fuggita in un dì di dicembre dalle tozze dita di un umile mangiafuoco”, un viaggio mistico dai confini indefiniti, al quale tutti hanno potuto prendere parte gratuitamente grazie all’album di debutto in free download (disponibile su www.ilmaniscalcomaldestro.com).
Del tutto giustificata la scelta degli organizzatori dell’Eden Rock Festival, che li ha selezionati fra le oltre 150 band iscritte al contest (con loro anche Eva Waves, Mattaclast, Perfect Trick, Velvetians, The Mighties, Manovalanza e Moon Mammoth). Dopo la serata di ieri con The Zen Circus e Atari, stasera toccherà ai Casino Royale chiudere la serata, presentando il Royale Rockers Reggae Session Tour, il meglio dei loro brani rivisti in chiave reggae per due ore di concerto in puro stile giamaicano.
Anche questa volta l’ingresso sarà gratuito e la serata terminerà con la crew dei King Reggae Sound System per ballare ancora tra le colline della valle altotiberina. Da non perdere anche la mostra fotografica “Stand By Me: l’Eden Rock Festival …un anno dopo”, a cura di Alvaro Chiappino, ed è altresì consigliato un salto agli stand gastronomici per assaggiare qualche piatto della cucina regionale Umbra. (info su www.edenrockfestival.it)
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Da "Il Corriere di Livorno" - 16 aprile 2008
AL THE CAGE Sabato le finali regionali del concorso per gruppi emergenti di Juna Goti
LIVORNO - La corsa elettrica di Italia Wave Toscana si è fermata sabato sera al The Cage Club di Livorno, dove, tra entusiasmo e applausi è stato decretato il gruppo musicale vincitore della fase regionale del concorso. Una vera e propria arena rock che ha visto la sfida sul palco di cinque band emergenti: Orkestrina Del Titanic, Neglizi & Mr Tuka, Hotel Ambiente, Il Maniscalco Maldestro e Thank You For The Drum Machine. Alla fine è stato il rock alternativo del gruppo pisano Il Maniscalco Maldestro a riscuotere il favore della giuria tecnica. Formatasi nel 2000, la band, dopo qualche cambio "maldestro" di formazione, ha riscosso con il suo stile originale - a tratti surreale - e inconfondibile un grande successo di critica e di pubblico. Il lavoro della giuria non è stato certo facile: a rendere più difficile la decisione finale il buon livello tecnico e artistico degli artisti in gara, visibilmente emozionati, ma carichi di grinta e creatività. Per non parlare, poi, dello spirito di "sana competizione" che ha caratterizzato l'alternarsi dei musicisti sul palco, uniti non solo dall'amore per la musica, ma anche da quella vocazione al sacrificio che accompagna la vita dell'artista. Il locale livornese, per questa occasione si è riempito intorno alle 10.30 e lo spettacolo è andato avanti fino a notte fonda, con l'attesa e applaudita esibizione degli Appaloosa. I "maldestri" componenti del gruppo vincitore si sono aggiudicati la possibilità di suonare non solo sullo "Pshyco Stage" che sarà allestito nell'area della Rotonda d'Ardenza, ma anche sul "Main Stage" all'interno dello stadio. Tra le 21 band che hanno vinto le fasi regionale del concorso Italia Wave Band, infatti, saranno scelte alcune "punte di diamante" che avranno l'opportunità di esibirsi sul palco principale a fianco delle star internazionale. Come annunciato solo pochi giorni fa dal patron della manifestazione rock - che, lo ricordiamo, sarà a Livorno dal 16 al 19 luglio e ci resterà con ogni probabilità per tre edizioni consecutive - suoneranno sul nostro Lungomare in anteprima italiana, The Verve e Chemical Brothers. Con oltre 240 gruppi in gara, un record assoluto per la Toscana, si sono concluse così le selezioni live per la nostra Regione. Il gruppo vincitore oltre ad esibirsi sui prestigiosi palchi del festival rock, avrà a disposizione due giorni di registrazione in studio e la possibilità di aggiudicarsi uno dei tre premi Fawi (del valore di 500 euro) che saranno assegnati alle migliori band nelle categorie Rock, Etno/ Canzone e Urban.
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Da intoscana.it - 15 aprile 2008
Il "Maniscalco Maldestro" è la migliore band Toscana
La Band volterrana “Maniscalco Maldestro” ha vinto le selezioni regionali per la Toscana del concorso “Italia Wave Band”
Il gruppo si è esibito Sabato 12 Aprile al Circolo Arci The Cage di Livorno assieme agli emergenti Orkestrina del Titanic (PT), Hotel Ambiente (SI), Neglizi&MrTuka (FI) e Thank You For The Drum Machine (AR) e agli special guest della serata Appaloosa, vincitori dell’edizione 2002 di Arezzo Wave e reduci dal successo del loro tour “Non Posso Stare Senza di Te” che prende il nome dalla loro ultima fatica discografica. Una lunga corsa sonora che tra 240 iscritti ha riconosciuto ai “Maniscalco Maldestro” il titolo di vincitori. In premio la band rappresenterà la Toscana al festival Italia Wave che si terrà a Livorno dal 16 al 19 Luglio con oltre 100 spettacoli ed eventi, già annunciati 2 headliner: The Verve e Chemical Brothers. I Responsabili Regionali per la Toscana della Fondazione Arezzo Wave Italia, Silvia Andreini e Jacopo Bimbi, hanno selezionato dal vivo 30 formazioni assieme ad una giuria qualificata composta da addetti ai lavori, durante 8 appuntamenti tra Livorno, Firenze e Siena. Il pubblico ha raccolto l'invito mostrando una sentita partecipazione ad ogni serata, confermando così l'importanza che il festival e il concorso di Italia Wave ricoprono a livello regionale e l'alto profilo musicale delle band in gara. Quest'anno, a conferma della qualità dei gruppi partecipanti, il verificarsi di un ex-equo ha portato all'esibizione di 5 gruppi e non 4 come previsto per la Finale. Da sottolineare l’incredibile partecipazione di pubblico alla Finale Regionale al The Cage Club di Livorno gremito sin dall’inizio dei concerti confermando oltre la qualità delle band in gara il forte senso di amicizia tra la città di Livorno e la Fondazione Arezzo Wave Italia.
Per il primo classificato in palio, oltre all'esibizione sui palchi di Italia Wave, due giorni di registrazione in studio e la possibilità di aggiudicarsi uno dei tre premi fAWI (del valore di 500 €) che saranno assegnati alle migliori band nelle categorie Rock, Etno/Canzone e Urban.
Il secondo classificato accederà ad una seconda selezione nazionale che vedrà la partecipazione degli altri gruppi qualificatisi al secondo posto di ogni finale regionale.
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Da ViaRoma100 - 15 aprile 2008
ITALIA WAVE BAND 2008: "MANISCALCO MALDESTRO” E’ LA MIGLIOR BAND TOSCANA
I vincitori delle selezioni regionali toscane del concorso "Italia Wave Band 2008" si esibiranno ad Italia Wave.
LIVORNO - La Band volterrana “Maniscalco Maldestro” ha vinto le selezioni regionali per la Toscana del concorso “Italia Wave Band”.
Il gruppo si è esibito Sabato 12 Aprile al Circolo Arci The Cage di Livorno assieme agli emergenti Orkestrina del Titanic (PT), Hotel Ambiente (SI), Neglizi&MrTuka (FI) e Thank You For The Drum Machine (AR) e agli special guest della serata Appaloosa, vincitori dell’edizione 2002 di Arezzo Wave e reduci dal successo del loro tour “Non Posso Stare Senza di Te” che prende il nome dalla loro ultima fatica discografica.
Una lunga corsa sonora che tra 240 iscritti ha riconosciuto ai “Maniscalco Maldestro” il titolo di vincitori.
In premio la band rappresenterà la Toscana al festival Italia Wave che si terrà a Livorno dal 16 al 19 Luglio con oltre 100 spettacoli ed eventi, già annunciati 2 headliner: The Verve e Chemical Brothers.
I Responsabili Regionali per la Toscana della Fondazione Arezzo Wave Italia, Silvia Andreini e Jacopo Bimbi, hanno selezionato dal vivo 30 formazioni assieme ad una giuria qualificata composta da addetti ai lavori, durante 8 appuntamenti tra Livorno, Firenze e Siena.
Il pubblico ha raccolto l'invito mostrando una sentita partecipazione ad ogni serata, confermando così l'importanza che il festival e il concorso di Italia Wave ricoprono a livello regionale e l'alto profilo musicale delle band in gara.
Quest'anno, a conferma della qualità dei gruppi partecipanti, il verificarsi di un ex-equo ha portato all'esibizione di 5 gruppi e non 4 come previsto per la Finale.
Da sottolineare l’incredibile partecipazione di pubblico alla Finale Regionale al The Cage Club di Livorno gremito sin dall’inizio dei concerti confermando oltre la qualità delle band in gara il forte senso di amicizia tra la città di Livorno e la Fondazione Arezzo Wave Italia.
Questo l’ordine delle band classificate:
GRUPPO VINCITORE PER LA TOSCANA:
Il Maniscalco Maldestro (categoria Rock)
www.myspace.com/ilmaniscalcomaldestro
SECONDO CLASSIFICATO:
Neglizi&MrTuka (categoria Urban)
www.myspace.com/neglizi
Per il primo classificato in palio, oltre all'esibizione sui palchi di Italia Wave, due giorni di registrazione in studio e la possibilità di aggiudicarsi uno dei tre premi fAWI (del valore di 500 €) che saranno assegnati alle migliori band nelle categorie Rock, Etno/Canzone e Urban.
Il secondo classificato accederà ad una seconda selezione nazionale che vedrà la partecipazione degli altri gruppi qualificatisi al secondo posto di ogni finale regionale.
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Da ilReporter.it - 15 aprile 2008
"MANISCALCO MALDESTRO" MIGLIOR BAND TOSCANA
di Simone Spadaro
La Band volterrana “Maniscalco Maldestro” ha vinto le selezioni regionali per la Toscana del concorso “Italia Wave Band”.
Il gruppo si è esibito sabato 12 aprile al Circolo Arci The Cage di Livorno assieme agli emergenti Orkestrina del Titanic (PT), Hotel Ambiente (SI), Neglizi&MrTuka (FI) e Thank You For The Drum Machine (AR) e agli special guest della serata Appaloosa, vincitori dell’edizione 2002 di Arezzo Wave e reduci dal successo del loro tour “Non Posso Stare Senza di Te” che prende il nome dalla loro ultima fatica discografica.
Una lunga corsa sonora che tra 240 iscritti ha riconosciuto ai “Maniscalco Maldestro” il titolo di vincitori. In premio la band rappresenterà la Toscana al festival Italia Wave che si terrà a Livorno dal 16 al 19 luglio con oltre 100 spettacoli ed eventi, già annunciati 2 headliner: The Verve e Chemical Brothers.
I Responsabili Regionali per la Toscana della Fondazione Arezzo Wave Italia, Silvia Andreini e Jacopo Bimbi, hanno selezionato dal vivo 30 formazioni assieme ad una giuria qualificata composta da addetti ai lavori, durante 8 appuntamenti tra Livorno, Firenze e Siena.
Il pubblico ha raccolto l'invito mostrando una sentita partecipazione ad ogni serata, confermando così l'importanza che il festival e il concorso di Italia Wave ricoprono a livello regionale e l'alto profilo musicale delle band in gara. Quest'anno, a conferma della qualità dei gruppi partecipanti, il verificarsi di un ex-equo ha portato all'esibizione di 5 gruppi e non 4 come previsto per la Finale.
Da sottolineare l’incredibile partecipazione di pubblico alla Finale Regionale al The Cage Club di Livorno gremito sin dall’inizio dei concerti confermando oltre la qualità delle band in gara il forte senso di amicizia tra la città di Livorno e la Fondazione Arezzo Wave Italia.
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Hanno detto del nostro
album d'esordio
Da www.miusika.net - novembre 2007
Lo confesso!
Si confesso la mia colpa, fino a stamani non avevo la più pallida idea di chi fosse questa band toscana Il Maniscalco Maldestro.
Complice il loro nome particolare e la altrettanto particolare copertina del loro disco (che è disponibile gratuitamente, non solo la copertina ma il disco intero tutto, si avete letto bene è gratis!!!) mi son detto: mah, vediamo un po di che si tratta.
Mai avuto idea più felice.
Baaaaaaaaaaaaaaammmmmmmmmmm!!!!! questo è l’effetto che mi ha fatto l’omonimo album dei Il Maniscalco Maldestro.
Questi ragazzi sono GRANDIOSI.
Il disco è favoloso.Per chi fosse ancora ignorante come lo ero io fino a stamani, per darvi una idea di che parlo, Il Maniscalco Maldestro sono una sorta di fusione di Pere Ubu + Primus + Chichimeca + Devo + Fugazi, o se preferite una band quasi hardcore (qualcuno potrebbe definirli sludge), con inserti folk e non solo, irriverente, geniale e travolgente.
I testi rispecchiano la musica e si sposano perfettamente col sound del gruppo di Volterra.
Per finire la definizione migliore per descrivere le sensazioni che mi ha suscitato questo album la rubo a Il Maniscalco Maldestro ed è il titolo del primo brano, si questo disco mi scuote e m’incanta.
Capolavoro!
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Da www.debaser.it - 14 aprile 2007
In Italia succede questo... succede che un gruppo come Il Maniscalco Maldestro passi assolutamente inosservato, nonostante una proposta davvero particolare ed interessante che sfugge a facili catalogazioni.
Questi quattro ragazzi di Volterra imbastiscono una sorta di caleidoscopio sonoro (l'album è omonimo ed è uscito nel 2005 ) che mescola al suo interno le più lontane e diverse forme musicali, per dar vita ad un prodotto di grande qualità. Dischi "crossover" (termine da prendere con le pinze) come questo in Italia non è che ne escano tutti i giorni. La proposta di questa simpatica combriccola di toscani rielabora in maniera fresca ed efficace la formula di gruppi come i Primus e i SOAD (sicuramente i primi nomi che vengono in mente ascoltando il disco sono questi) ed inietta al suo interno sprazzi di jazz, inflessioni funky, schegge psichedeliche, musica folk (in questi passaggi l'italianità è ben presente ) e melodie pop , il tutto condito da un gusto per gli arrangiamenti ed una produzione davvero notevoli. La naturalezza con cui Antonio Bartalozzi (vero leader della band) e soci si muovono attraverso questi 12 meandri sonici è davvero disarmante.
Il trittico iniziale lascia a bocca aperta: " Miscuote...mincanta " ha un riff semplicissimo che si stampa subito nel cervello, delle ritmiche sbilenche sorrette da un hammond impazzito che conducono ad un refrain molto energico; " Carta-stagna " alterna sprazzi acustici spagnoleggianti a ritmiche da Mazurka ed un ritornello al limite del noise; " Metamorfosi plausibile " è swing-jazz coverizzato da un'orchestra di metallari impazziti. Già questo basterebbe a mandare a casa un bel pò di gruppi alternative in circolazione. Come non citare le atmosfere dilatate di " Ego " che riportano alla mente certo trip-hop di matrice Tricky;come non farsi trascinare dai riffoni metallici di " L'età del bisturi ". Più si procede con l'ascolto più questi maldestri musicisti continuano a sorprendere l'ignaro ascoltatore con numeri e trovate geniali : " Fase 5:metabolismo " con ritornello da cantare a squarciagola, tastiere fuori controllo e dei frangenti chitarristici che riportano alla mente i Kyuss; " 8 di mattina " e " Geometria affabile" sono le due song più tranquille anche se presentano una follia compostiva strisciante che viene fuori dopo più ascolti. Inutile star qui a descrivere le restanti tracce; molto meglio che le scopriate ed apprrezziate da soli.
Altri nomi da citare come termini di paragone potrebbero essere i Mr.Bungle, I Faith No More, reminescenze dei Fantomas o dei Dog Fashion Disco; sarebbe comunque riduttivo accostarli ad un gruppo in particolare data una personalità ed un'inventiva da tenere d'occhio. I testi (tutti rigorosamente in italiano) sono assolutamente da leggere; caratterizzati da una sottile ironia, arguzia e pungente sarcasmo (in questo il caso il mainman Bartalozzi si dimostra un ottimo paroliere). Dischi di questo genere possono al primo impatto lasciare stordito l'ascoltatore per la gran quantità di idee ed elementi presenti; pian piano che si va avanti ne si apprezza la qualità ed il valore.
Poche altre cose da dire:attualmente se volete spendere i vostri soldi per un gruppo emergente italiano che vale eccone uno che certamente merita la vostra attenzione... maldestri con gusto... per dirla come loro: più insani che italiani...
Autore: Autopilot
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Da
www.blackout69.com - 1 febbraio 2007
È di fronte a dischi del genere che mi sorge spontanea la domanda:
perché i Negramaro riempiono i palazzetti e questi non se li caga
praticamente nessuno (suonano praticamente solo in Toscana ed Emilia, con
immenso scorno del sottoscritto che ancora una volta maledice la strafottuta
terra lombarda)?
I Maniscalco maldestro sono una realtà che va avanti da parecchio
tempo, col coraggio e le ovvie difficoltà che purtroppo sono lo
scotto da pagare quando si fa musica originale, complessa, curata ed estremamente
divertente: i riferimenti che si possono cogliere vanno da Capossela ai
Mr.Bungle (più nell’attitudine che nelle sonorità),
dal prog italiano ai Primus, pescando a piene mani dalle tradizioni folkroriche
e completando il tutto con una certa attitudine teatrale; l’album
scorre piacevolissimo, si fa apprezzare sia per i ritornelli melodici che
si piazzano in testa (“Miscuote…mincanta”) sia per momenti
più sperimentali e psichedelici.
Si tratta forse del miglior lavoro che mi sia capitato di recensire, e
credo di poter affermare che Il Maniscalco Maldestro sia attualmente una
delle realtà più originali ed interessanti presenti nel nostro
paese; e spero che qualcuno si accorga di loro, e spenda le proprie energie
per gruppi del genere, talenti veri, piuttosto che mettere l’eyeliner
al gruppettino che sei mesi fa suonava alla festa della birra di Travedona
Monate e presentarli come “il nuovo gruppo strafigo che suona punk
e minchia sono fighissimi, c’è pure il bassista coi dread”.
Ma per favore.
Autore: DogheaD
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Da www.kronic.it - 23 dicembre 06
Anarchia Musicale
Quattro ragazzi imbracciano i loro strumenti musicali per farci vivere
la loro “toscanità” ma la loro ilarità riesce
solamente a fare da contorno ad un tessuto musicale intricato e geniale.
Innanzitutto eliminiamo qualsiasi dubbio: Il Maniscalco Maldestro è una
band di “pazzi”. Il loro sound è “fottutamente” anticommerciale
e per questo rimarrà una mosca bianca nel panorama underground italico.
A tratti la loro invidiabile anarchia musicale risulta indigesta, tanto
da catapultare l’ignaro ascoltatore in un “bastardissimo” labirinto
sonoro in cui è impensabile (ri)trovare un filo conduttore. Ciò nonostante
la loro genialità è un patrimonio che va salvaguardato. Inutile
consigliare a un “matto” come comportarsi in futuro ossia se
attribuire maggiore (oppure minore) spazio alle urla, ai cori in falsetto,
a riferimenti vocali simil Politburo (ve li ricordate?), al mandolino,
alla fisarmonica, al folk, alla musica popolare o (infine) alla componente
rock/metal. Il Maniscalco ci farebbe una pernacchia e non rinuncerebbe
mai alla sua “stranissima” personalità che tanto per
rendere un po’ più chiara l’idea (ma vi giuro è impossibile)
sembra figlia di Primus, Mr. Bungle e SOAD.
Da ascoltare per amare oppure odiare.
Autore: Lux
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Da Born to die zine
The
beginnings of this very twisting band reach to the beginning of XXI century.
The band already has on account several materials. And I understand
- why the Italians co-operating with Alkemist Fanatix Europe - because
their music is extremely bizarre, difficult to qualification. Their Crossover
is great arranged connection of many musical species, to begin from Blues,
Jazz, Ska, Folk till Hard Rock, Psychedelic Rock, Hard Core, Grunge, Metal
and different musical motives which I am not able to qualify. The every
track marks itself a lots musical subjects, which they change as proverbial
gloves here. The musical's tune is also very diverse - from very funny
and grotesque climates till dark and psychedelic or aggressive moments.
The musical phrases are outright unforeseeable, surprising. Some subject
often appears by a little while only, pushing associations with different
concrete climates (like a local folk from Paris, Spanish motives like from
bullfight, a tango from local party, solos like from Minor Asia) or with
concrete bands. I will mention these connected with stronger playing, e.g.
QOTSE, SOUNDGARDEN or SOAD. The music isn't for traditionalists and orthodox,
here the fusion and admixtures are too much - the admixtures aren't only
under figure of musical themes but they are in figure the sounds (the accordion,
different the percussive instruments, the guitar harmonies, the polyphonic
vocals). The very twisting music of IL MANISCALCO MALDESTRO is for twisting
people, hahaha.
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Da www.maelstrom.nu
So, a maniscalco
maldestro is a clumsy blacksmith. I’m not sure what
this has to do with the band I’m listening to, though perhaps the
juxtaposition of such a dangerous profession as blacksmithery and clumsiness
should offer a clue. What I do hear is a variety of sounds, brought together
such that sometimes you think you’re listening to the weird Italian
outtake from Tom Waits’ Mule Variations. And then you think it’s
something else, maybe one of those neo-swing bands? It is hard to categorize
these guys, and one may as well not try.
What
to expect: a lot of sounds, a lot of Italian, a big hint of big band, a
taste of the eclectic. Recommended if you’re looking for
that new novelty album to scare and amuse your friends. Not recommended
for anyone who could never understand the genius of They Might Be Giants
or who doesn’t appreciate the beauty of the random. (And seriously,
listen to track 4, "Ego," and tell me this guy isn’t
channeling Waits. I dare you.) (7/10)
Autore: Larissa Parson
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Da MusicClub
Credo che la considerazione primaria, che sorge
spontanea ascoltando (o dopo aver ascoltato) l’omonimo disco de Il Maniscalco Maldestro,
circa la “stranezza” sonora sia la più ricorrente.
Ma non potrebbe essere diversamente e ritengo che la stessa formazione
toscana abbia concepito i dodici brani al fine di ripercorrere un tracciato
musicale, che in passato è già stato portato a compimento,
volendosi limitare al territorio nazionale, dagli Ella Guru. E prima
ancora che parlare (uscendo dai confini) di Mr. Bungle, System Of A Down,
Primus o altri gruppi, mi sa che è proprio quello citato il punto
di riferimento. La scelta di optare per un nome nostrano è dovuta
al fatto che la tradizione popolare italiana è profondamente radicata
nel codice genetico de Il Maniscalco Maldestro, quindi mi pare doveroso
evidenziare questo aspetto, anche nel momento in cui mi trovo a dover
citare quelli che possono essere i numi tutelari attitudinali e musicali,
e senza trascurare che la band ha legami molto stretti pure con la tradizione
progressive anni ‘70 di casa nostra e, in parte, con una realtà fondamentale
come CCCP. Che poi l’alternarsi e il mescolarsi senza soluzione
di continuità di hard rock, psichedelia, folk, prog, jazz, metal,
pop, swing, surf, punk e stoner ci porti, giocoforza, a introdurre la
definizione di crossover è un dettaglio generico all’interno
di un contesto in cui a trionfare sono le canzoni. Canzoni stralunate,
surreali, allegoriche, provocatorie, istrioniche e, sovente, arricchite
dal gene della genialità.
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Da
www.metalwave.it
Finalmente anche in Italia esce un lavoro davvero
originale che abbraccia varie sfaccettature della musica e non solo quelle
prettamente metal, un
album che non deve niente a nessuno, soprattutto all'America che vanta
tanti, forse troppi cloni in Italia. Aprite la mente perché Il Maniscalco
Maldestro vi fa salire a bordo della sua carovana circense e vi porta a
visitare le colorate visioni oniriche dei molteplici aspetti dell'uomo
senza riserve né pregiudizi.
La cover preannuncia sensazioni "Naif", aprire il booklet è come
aprire la valigia di un artista di strada con tutti i suoi attrezzi e orpelli.
L'ascolto riporta a un circo "dove qualcosa è andato maledettamente
storto" cit. e la musica è stramba; i testi, in italiano, asimmetrici
e antimetrici.
L'ascoltatore si deve avvicinare all'album con la mente apertissima pensando
un po', ma solo per un battito di ciglia, ai System of a Down perché mai,
come qui, il termine crossover è azzeccato. L'opera attraversa letteralmente
molteplici stili con melodie che vanno dai ritmi cubani a quelli nostrani;
leggasi liscio romagnolo, si, avete letto bene: Distanze è un walzer
stupendamente riarrangiato.
L'aperura è invece data a un carillon: Miscuote... mincanta che
ricorda le colonne sonore dei giochi arcade del Commodore 64... Poi si
va avanti su questa direttiva, con balzi stilistici e epocali. Ego è una
rumba stramba ?!?!?!, la Cuba di cui parlavo prima. Piacevolissimi Geometria
Affabile e il paradossale Giro Immobile.
Dare un voto a quest'album è davvero difficile, fosse per il mio
istinto e per i miei gusti che non sono univocamente orientati al Metal
puro, darei un 80, ma credo che ci sarebbe anche una bella parte di ascoltatori
che al primo pezzo farebbe volare il platter dalla finestra.
Senza dubbio l'opera è divertente e originale e, solo per questo,
do tutto il plauso ai ragazzi che hanno coraggiosamente osato dando vita
a questo Maniscalco Maldestro.
Autore:
Barbaro
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Da
U'chiumm - 15 Settembre
Purtroppo sono molto generoso nelle recensioni
quando ascolto buona musica italiana. Non so, ci sarà un istinto protezionista
e autarchico in me, boh. Questi ragazzi toscani ci deliziano con un sound
veramente strano. E' un pò come entrare in un ristorante straniero.
Siete pronti ad assaggiare qualcosa di nuovo, senza chiedere al cameriere,
che non capisce un cazzo di Italiano, quali sono gli ingredienti della
zuppa che state per sorseggiare, dall'aspetto apparentemente orribile,
alla "slimer", ma dal gusto delicato e dolce al palato? Io si,
e non mi pento di essere un pò open minded. Magari lo fossimo tutti!!!
A prescindere da considerazioni di carattere etico, Il maniscalco maldestro,
gruppo dal nome un pò cacofonico, non è niente male. Non è death
metal, quindi via da questa casa, deathsters. Niente pentacoli o inni al
demonio, no black metal. E' rock, con l'aggiunta di sonorità alternative
e psichedeliche. Un misto fra stoner rock, reggae, funky, tribal, psycho,
demenza, videogame, talvolta jazz. Miscuote Mincanta e Carta Stagna dimostrano
meglio la sinergia. Metamorfosi plausibile ha una sfumatura jazz fighissima.
Ego ha sonorità PinkFloydiane e ricorda il sound della banda Bardò.
L'età del bisturi è un misto di sonorità folkeggianti,
sonorità spagnoleggianti e stoner rock. Incredibile. Riescono ad
avvicinare i contrasti più contrastanti. Fase 5 metabolismo ritorna
allo stoner aggiungendo un pizzico di swing e di nu metal. Anima dolosa
conferma l'impronta stoner, ma non è allo stesso livello delle precedenti.
Geometria affabile è demenziale con quei suoi LA LA LA LA. Giro
Immobile è ancora più demenziale con le sue vocine, ma assomiglia
a Fuck the System dei System of a Down. 8 di mattina è una mezza
ballad tutta fumata, tutta sballata, molto blueseggiante. Si arriva addirittura
al Valzer con distanze, con lo stoner sempre presente a sorprendere le
orecchiette. Silenzio di cartapesta ha sonorità in comune con Song
for The deaf dei Queens of the stone age. Che dire, percepisco la forza
dentro lo spirito della band, che sviluppa un disco d'esordio veramente
magnifico. Forse piuttosto sempliciotto, ma le invenzioni geniali sono
sempre le più semplici. VOTO: 8.5
Autore: Paolo "Grunja" B
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Da www.losingtoday.it - 2 luglio 2006
Il mio stereo mi ha sentitamente ringraziato
per avergli permesso di fagocitare (più e più volte) questo primo lavoro ufficiale de “Il
Maniscalco Maldestro”. Le mie orecchie e il mio spirito si sono
unite al ringraziamento.
La band toscana fonde un mucchio di influenze in un calderone rock
estremamente coinvolgente; si parte con “Miscuote…Mincanta”, che prende
in prestito la follia psicotica dei System Of A Down. Si arriva poi all’hard
swing di “Metamorfosi Plausibile” passando per il miscuglio
tra elettronica, clavicembali simil-barocchi, tango (si, è proprio
così!) e metal di “Carta Stagna”.
E queste sono le prime tre tracce…
Insomma, senza dover passare in rassegna tutti i pezzi del cd posso
dire che questo gruppo ha delle belle idee e le sa anche mettere in
pratica.
La follia generale e l’ironia del maldestro quartetto meritano davvero
un ascolto, che viene REGALATO dal gruppo tramite la possibilità di
sentire per intero il cd in streaming dal sito www.ilmaniscalcomaldestro.com
Autore: Gianluca Rimei
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Da
www.esserirock.it -
15 giugno 2006
Se vi capiterà di ascoltare la musica deI Maniscalco Maldestro,
gruppo assai particolare e decisamente fuori dall’ordinario, vi
troverete immediatamente letteralmente catapultati in un mondo grottesco
e fiabesco nello stesso tempo che vi affascinerà e vi ipnotizzerà per
tutta la durata della loro ultima fatica omonima, ascoltabile ma non
scaricabile dal loro sito ufficiale. Ironici, taglienti, anacronistici
e irriverenti, questi ragazzacci di Volterra, attivi ormai da diverso
tempo ma alle prese soltanto ora con il loro primo full lenght, propongono
un genere e uno stile musicale definibile come un perfetto e assai accattivante
mix tra melodie e ritmi fra di loro molto differenti ove trovano ampio
spazio eleganti e raffinate pennellate di musica a carattere squisitamente
popolare, sfumature rock e persino venature metal. Da mettere in netto
risalto è l’ottima qualità della parte meramente
testuale, assolutamente degna di nota per quell’insana aria
demenziale ma allo stesso tempo profonda e mai scontata che ampiamente
si respira
nelle dodici tracce qui proposte. Davvero bravi!
Autore: Lauretta Punx ---------------------------------------------------------
Da
www.negative.it -
26 aprile 2006
Un
progetto alquanto vario quello de Il Maniscalco Maldestro. La band proveniente
da Volterra ha qualità e talento per mettere in piedi
un progetto personalissimo, capace di convogliare tanti generi. Un vero
e proprio crossover rivitalizzato come non lo si sentiva da tempo. I
riferimenti della band sono davvero vari, si va da modelli rock internazionali
a nostrani. Un misto tra le cadenze dei System Of A Down, la follia dei
Quintorigo, gli stacchi dei Primis, una spruzzata di Dog Fashion Disco,
il tutto personalizzato ulteriormente da divagazioni blues, jazz, punk
e addirittura passaggi folckloristici. Un risultato eccellente anche
e soprattutto perché le composizioni sono compatte ed incisive.
Tanta tecnica ben utilizzata in modo da rendere i brani di facile ascolto
e divertenti. La stessa voce di Tonio si muove abilmente tra note basse,
alte (dove somiglia a Serij Tankian), recitati, schizofrenie ecc.. con
testi ironici e pungenti, e qualche lirica che ricorda il grande Rino
Gaetano (''8 Di Mattina'' su tutte). Si rimane sorpresi già dall'opener "Miscuote...Mincanta",
dal ritmo di "Carta-Stagna'', ''Metamorfosi Plausibile'' e "L'eta
Del Bisturi". "Fase 5: metabolismo" e "Anima dolosa" hanno
cadenze stoner, mentre ''Distanze'' sembra una specie di riassunto ci
ciò che è contenuto nei 44 minuti di durata dell'album
(12 tracce totali). I ritmi spezzati e l'estrema varietà stilistica
fanno di questo esordio un vero ''gioiello'' che saprà certamente
conquistare tanti ascoltatori. Consigliato!
Autore: Fabio Igor Tosi
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Da www.metalinside.it
Creatività, follia, ironia, libertà e originalità sono
la prima manciata di aggettivi che fanno capolino nella mia mente in seguito
al primo ascolto dell’album. La favola de “Il Maniscalco Maldestro” inizia
all’alba del nuovo millennio e dopo i consueti assestamenti di line-up,
due demo autoprodotti (accolti molto bene dalla critica), sono pronti a
sfornare questo primo full-length omonimo. Doveroso ricordare che la band è composta
da Antonio "Tonio" Bartalozzi (voce e chitarra), Lorenzo "French" Franchi
(chitarra e cori), Bruno "Brunello" Salvadori (basso) e Stefano "Borrkia" Toncelli
(batteria e cori); con i “ferri del mestiere” dimostrano di
saperci davvero fare sia a livello tecnico sia a livello compositivo, sfornando
un lavoro fresco e totalmente fuori dagli schemi; dodici tracce, alcune
delle quali provenienti da vecchi lavori (“l’età del
bisturi”, “fase 5: metabolismo” e “distanze”),
per 44 minuti piacevoli e interessanti.
L’aria che si respira nella bottega del Maniscalco mi riporta alla
mente gruppi come i System of a down e i Mr. Bungle del funambolico Patton,
non tanto a livello sonoro ma nel modo di concepire la musica. Testi in
italiano ricercati e complessi, che spaziano dall’ironico al fiabesco
sino ad arrivare all’introspettivo, e una musica difficilmente catalogabile
sono il biglietto da visita della band di Volterra. Vena compositiva alle
stelle e influenze che svariano tra rock progressivo, metal, crossover,
punk, Rock’n’Roll, Blues, jazz e pop, con l’interessante,
quanto inusuale, aggiunta di inserti di musica popolare e folcloristica
provenienti dalla tradizione italiana. Ma non è tanto il numero
delle influenze presenti, ma è il modo in cui vengono amalgamate
che sorprende, rendendo il lavoro fluido, creativo ed originale. Ho apprezzato
molto come hanno inserito le parti di musica folcloristica italiana, fotografando
un perfetto connubio tra il vecchio e il nuovo che avanza. Basta sentire
la bella “Carta-Stagna” per capire ciò che intendo!
Canzoni come la geniale “Miscuote…Mincanta”, “Geometria
Affabile” e “Anima Dolosa” sono il fiore all’occhiello
dell’artigiano, ma ogni sua mascalcia/canzone è così particolare
che rende il lavoro interessante, orecchiabile, fresco e accessibile; è talmente
scorrevole che arrivati alla fine non ci si rende conto che si sono già ascoltate
tutte le dodici canzoni!
Come avrete già capito, cari affezionati naviganti, non stiamo parlando
di metal puro; se però il vostro approccio al cd sarà con
la mente libera, priva di vincoli e aperta a nuove situazioni musicali
potrete apprezzare il favoloso mondo de “Il Maniscalco Maldestro”.
Verificarlo non costa molto, basta ascoltare l’album in streaming
sul sito ufficiale della band. Tirando le ultime somme, abbiamo di fronte
una di quelle band capaci di infondere speranza sul futuro della musica
in lingua italica, adesso tocca a noi supportarli.
VOTO 8/10
RECENSIONE A CURA DI ALEX M'LITIA
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Da www.eutk.net
Il singolare nome di questo gruppo (e in una certa
misura anche alcuni aspetti "estetici" generali) mi riporta alla stagione del prog-rock
italico anni '70 e sebbene le analogie musicali non siano poi così particolarmente
evidenti, qualche affinità tra le due situazioni, soprattutto
dal punto di vista attitudinale, mi pare possa essere individuato.
La voglia di "progredire" nella propria rappresentazione artistica,
innanzi tutto, guardando ai modelli stranieri, senza però perdere
identità e personalità, mescolando la tradizione del proprio
paese nativo con le più svariate contaminazioni, e dove lo Spaghetti
Rock dei seventies combinava rock autoctono, blues, folk, jazz, musica
classica e melodia mediterranea, se immaginiamo una loro versione in
cui i concetti vengono estremizzati ed attualizzati e se escludiamo la
componente
sinfonica, ritroviamo in qualche modo questi stilemi anche nell'esibizione
nel nostro Maniscalco, che nondimeno ama infarcire il tutto con quella
violenza sonora comunemente definita heavy metal, con qualche sprazzo
d'impeto punk, un po' di stoner e un pizzico di noise in salsa tricolore.
Potremo definire quest'intrigante meltin' pot che rifugge dalle omologazioni
anche con il termine "crossover" ed, infatti, spesso i ragazzi
di Volterra sono stati accostati, con discreta dose di ragione, ai maestri
System Of A Down, ma i testi e il cantato in lingua madre, nutriti da ironia "allucinata" e
arguzia toscana, li caratterizzano come una realtà molto italiana
(ma questo non significa una mancanza di "validità per l'espatrio",
sebbene la scelta linguistica possa essere magari minimamente "limitante" da
questo punto di vista), con richiami alla brama di libertà espressiva
e alla creatività che appunto contraddistinguevano il ribollente
periodo menzionato all'inizio di questa disamina.
Insomma, chiamatelo come Vi pare, ma non si può negare l'originalità,
la buona inclinazione melodica e l'abilità nell'accordatura dei
contrasti di un sound che trae la propria ispirazione da un immenso contenitore
di suggestioni e che alla fine coagula in sé stesso riverberi di
Dog Fashion Disco e Mr. Bungle, AFA, Yo Yo Mundi e il nu-metal, Area e
Queen Of The Stone Age, Primus e Marlene Kuntz (oltre ai già citati
SOAD), riuscendo però a conservare una peculiarità propria
veramente difficile da rintracciare in un panorama musicale (anche in quello
che vorrebbe essere "alternativo") sempre più conforme
ai canoni dettati dal mercato discografico.
Gli armeno-statunitensi più famosi della scena affiorano nelle traiettorie
della trascinante "L'Età del bisturi" e in parte anche
in "Giro immobile" (molto bella la parte corale dalle atmosfere
leggermente "flower power") e sono sicuro che Les Claypool e
Josh Homme non potranno che eventualmente riscontrare (qualora ne avessero
l'opportunità), nelle cadenze di "Fase 5: metabolismo" e
nell'ottima "Anima dolosa", una sorta di lontana "comunione
d'intenti" con il loro modo d'intendere "l'arte del suono organizzato",
ma personalmente ho apprezzato forse ancora di più il rockabilly
sbilenco di "Miscuote ... Mincanta" (il riff mi ha ricordato
vagamente quello della sigla del vecchio telefilm Batman e Robin), "Carta-stagna",
dove l'ardore metallico s'innesta su ritmi e fisarmoniche da ballo liscio,
il jazz metal swingante e psicotico intitolato "Metamorfosi plausibile",
la liquidità inquietante dal sapore prossimo al trip-hop di "Ego",
la camaleontica "Distanze" (davvero splendida), oltre che le
inflessioni sintetiche e le dissonanze simil-psichedeliche di "Silenzio
di cartapesta".
Aggiungete la pura follia lucida di "Geometria affabile" e la
stralunata "8 di mattina" (qualcosa dei Primus ritorna anche
in questi brani) e otterrete un disco contorto, provocatore, anarchico,
ma quasi paradossalmente parecchio coinvolgente e innegabilmente stimolante.
Spesso scribacchini, autorevoli giornalisti e il pubblico stesso, lamentano
nel mondo del rock una mancanza di novità ed estro, ma poi i gruppi
che possono contare su di un significativo riscontro anche commerciale,
difficilmente sono quelli più "temerari".
Serj Tankian e soci rappresentano, insieme a pochi altri, una delle più recenti
piccole inversioni di tendenza e ritengo che Il Maniscalco Maldestro meriti,
per le sue qualità attuali e altresì per le sue potenzialità,
un analogo trattamento.
Spero proprio che vorrete, quindi, concedergli la Vostra fiducia, perché di
gruppi come questo ce n'è sempre un gran bisogno e anche se forse
ci vorrà un po' d'applicazione e d'attenzione in più rispetto
alla media degli ascolti "comuni", una volta comprese le regole
(o per meglio dire la loro assoluta mancanza) del labirinto sonoro creato
da quest'eccellente "artigiano" che opera una singolare forma
di "pareggio e ferratura" nelle "scuderie del rock",
credo che non vorrete più uscirne.
Voto: 8/10
Recensore: Marco Aimasso
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Da www.taxy-driver.it
- 13 marzo 2006
Strano
gruppo questo "Maniscalco Maldestro".
Rientrano in un'idea di crossover ormai sepolta ispirandosi senza paura
a band come
Mr Bungle
e System Of A Down. Meri imitatori? Tutt'altro. I quattro ragazzi (aiutati
da vari ospiti) disegnano una rotta sbilenca e ubriaca che tocca la potenza
dell'hard rock, la psichedelia, la danza, il folk, il prog, il rock,
il jazz e il pop spiazzando l'ascoltatore con un sound personale e molto
lontano
dal facile ascolto.
L'eccessiva
vena contorta della band tende a soffocare un disco che forse meriterebbe
più semplicità. Ma, molto probabilmente,
vorrebbe dire snaturare un gruppo che ha fatto della contaminazione il
suo punto di forza. Se adorate band come Mr Bungle, System Of A Down,
Quintorigo, Primus, Dog Fashion Disco e Area, di cui il Maniscalco Maldestro
condivide l'attitudine e la voglia di sperimentazione, vi consiglio quest'esordio
sulla lunga distanza. Altrimenti è molto probabile che difficilmente
riuscirete ad entrare nella mentalità contorta e delirante della
band.
Certamente un gruppo unico nel panorama musicale mondiale ma non adatto
a tutti.
[Dale P.]
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Da www.ondalternativa -
5 marzo 2006
Anacronistici, grotteschi,
ironici, favoleggianti, eleganti, coraggiosi: sono questi i primi aggettivi
che si possono a buona ragione attribuire ai Maniscalco Maldestro,
una talentuosa band originaria di Volterra, giunta dopo anni di dura
gavetta, alla creazione del primo vero e proprio sognato full lenght.
Mentre si ascolta questo pregevole lavoro si ha la netta sensazione
di star per entrare in un mondo dove il tempo si è fermato, ove può trovare
spazio la tradizione locale, spesso purtroppo dimenticata, accanto
a momenti meramente rock e persino metal.
I ritmi furiosi, veloci e "psicopatici" che si fermano talvolta
di scatto per poi riprendere ancora più rabbiosi e le melodie
accattivanti e mai monotone all'interno delle quali trovano spazio
elementi musicali sia antichi sia nuovi, come per esempio la fisarmonica
che ci
riporta alla famosa e menzionata tradizione popolare ,e riff di chitarra
legati a stili di strumentazione rock decisamente moderno, sono gli
elementi che colpiscono maggiormente un ascoltatore dal palato fino.
I testi, malati, pungenti, ironici ma mai volgari,sono la classica ciliegina
sulla torta.
Ottima risulta pure la qualità di registrazione.
Lavoro davvero pregevole e degno di nota, da ascoltare mille volte per
assaporare ogni volta le numerose sfumature che nasconde al proprio interno
con una certa dose di classe e di raffinatezza.
Lauretta_Punx
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Da www.rockit.it - 4 marzo
2006
La musica
come caleidoscopio sonoro: questa la chiave di lettura per il debutto
discografico
de
Il Maniscalco Maldestro, l’album con il quale, suggellando una
carriera quinquennale (condita da tre demo), questa band toscana fa
accendere i riflettori sul suo suggestivo talento. Le dodici canzoni
proposte, infatti, introducono in un laboratorio intriso di poliedrica
passionalità, sulle cui pareti rimbomba un affascinante rock
mirabilmente contaminato da divagazioni folcloristiche (melodie di
carillon, marcette, motivi circensi).
Il tutto a comporre ¾ d’ora di splendida musica, che trasfondono
atmosfere intense e suggestive scorrendo sulla scia delle splendide interpretazioni
di “Tonio”: carismatico vocalist che riesce pure (e con ottimi
risultati) a cimentarsi in sorprendenti gorgheggi stile John De Leo (ex
frontman dei Quintorigo). Ed è proprio ai primi cimenti della
vecchia band di De Leo che mi sentirei di accostare questo album dei “Maniscalchi”,
e ciò non soltanto per le analogie tra i due cantanti, ma anche
per un affine approccio rock. Un approccio assolutamente originale, che,
laddove per i Quintorigo era originato dall’uso di strumenti assolutamente
poco convenzionali per i Nostri è frutto delle sopra_citate contaminazioni
sonore.
In quest’ottica emblematici sono “Carta-stagna” (con
i suoi ripetuti cambi ritmici), “L’Età Del Bisturi” (scandita
da splendide ingerenze di fisarmonica), “Geometria Affabile” (cadenzato
tripudio di voci, tastiere, trombe, chitarre, suoni di basso e batterie)
e “Distanze” (dagli umori tzigani) episodi davvero suggestivi
e che si dimostrano assolutamente estranei ad ogni possibile cliché.
Non resta che fare i complimenti a questi virgulti toscani, quindi, elogiandoli
per aver realizzato un album davvero interessante e che, a parte marginali
cadute di tono (“8 Di Mattina” e “Silenzio” sono
piuttosto noiose), è assolutamente foriero di un continuo susseguirsi
di emozioni.
Federico Linossi
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Da "FLASH" n. 204, Febbraio 2006
Di questi tempi una canzone come "carta-stagna"
- chitarre metal associate a musica popolare, nello specifico sottoforma
di inserto di fisarmonica - non può non far pensare ai System of a
down, anche in virtù della curiosa coincidenza tra il nome dell'etichetta
ed una canzone particolarmente vicina all'attitudine del gruppo in
questione, "Radio/Video" di Mesmerize. Ma giureremmo che l'influensa
SOAD è solo cointingente, in quanto la via al crossover del volterrano
Maniscalco Maldestro è prettamente italiana (toscana?). Il metal è
l'elemento portante e non preponderante, dovendo interagire da pari
tanto con la colta lezione del rock progressivo, quanto con lo spirito
guascone degli artisti da strada, rinvenibile soprattutto nell'istrionismo
dell'ottimo Tonio Bartalozzi, voce e factotum del progetto, autore
di testi surreali ed ironicamente intellettuali quanto poco immediati.
Siamo di fronte ad un vero crogiuolo di generi, in cui trovano spazio
l'accordatura bassa delle chitarre stoner quanto fugaci jazzismi, all'insegna
di una mentalità free(ak) che ricorda un gruppo diversissimo come i
Quintirigo. In tutto ciò il gruppo riesce a trovare l'equilibrio giusto
per scrivere refrain vincenti in "Miscuote...mincanta", "Fase 5: metabolismo"
ed un esempio di crossover definitivo come "L'età del bisturi". Non
tutto è perfetto a livello di suono e non manca qualche calo di tensione,
ma non capita tutti i giorni di trovare un gruppo capace di valorizzare
la propria cultura di provenienza anzichè ricalcare modelli esteri
dominanti.
Cosa funziona: originalità, estro, coraggio ed equilibrio.
Cosa serve: suono di chitarra più potente, testi meno criptici.
AV
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Da www.dnamusic.it - 14
Febbraio 2006
Io resisterò. Non farò paragoni. Non descriverò,
giudicherò, filtrerò questa musica attraverso facili “come”,
veloci “meglio”, sommari “ricordano”. Io non
sono così. E tu, demone che continui a ripetere nella mia testa “Quintorigo”,
esci, esci da questo corpo! Io resisterò. Perché anche
se il demone ti paragona ai tanto di cappello Quintorigo, non meriti,
Maniscalco maldestro, riflessioni che giacciono su una semplicistica
superficie. Dalla regione senza le c, arriva questo gruppo che di maldestro
ha ben poco. Pezzi compiuti e consapevoli, dentro una cornice a volte
circense, a volte metropolitana, altre volte paesana. Musica scapigliata
e apparentemente distratta. Non per tutti, oh no. Ritmi sconnessi,
registri che cambiano d’un tratto, chitarre elettriche, pesanti
(provate a trovare il filo logico in “Miscuote…Mincanta”!).
Mah, difficili da inquadrare. Dice, che bisogno c’è di
classificare? Ce n’è, eccome, ci serve per ridurre la
complessità. Ecco, il maniscalco è complesso, più che
maldestro. E traccia un bel disegno sonoro che nasce da un’idea
(merce rara, cari miei!). E poi si vede, oltre che sentirsi. Sanno
creare immagini, rendere a pieno sensazioni, come quella del dissetarsi.
Prendi “Metamorfosi plausibile”: qui Tonio, la voce, sembra
bere acqua e l’acqua sembra sgorgare dalla chitarra di French.
Non male come effetto sonoro. Bizzarri questi quattro: ti portano in
una fiera di paese con i vecchietti che, seri e solenni, ballano e
contano i passi, per trascinarti poi in un festival metallaro in nord
Europa, o invitarti a ballare un tango in Sudamerica. Bizzarri, i quattro
sedicenti maldestri, ma senza ostinarsi a esserlo, perché è giusto
così ed è così che ci piacciono: precisi, nella
loro “sprecisione”.
Emanuela Lantieri
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Da www.noize - 8 Febbraio 2006
Siori e siore... venghino al grande circo gestito dal maniscalco maldestro!!!
L'aria che si respira a Volterra deve essere particolare per sfornare
un progetto di questo tipo... un momento: leggo sulla bio dell'amabile
presenza di un ex ospedale psichiatrico.. ora torna tutto!! Questi ragazzi
conosciuti sotto la comune denominazione de "Il Maniscalco Maldestro" (!?!!?) "operano" un
crossover nel senso etimologico del termine mischiando tutto e il contrario
di tutto: hard rock, alternative, tradizione italiana (sia popolare che
cantautorale), jazz, stacchi pop, conditi da frizzi e lazzi vari!! Qualche
nome: mi vengono in mente i bizzarri Quintorigo, i Magazine du Kakao,
i Dog Fashion Disco (il lato clownesco per lo meno) e, guarda un pò cosa
vado a tirare fuori, gli Avion Travel!!
Un album quindi molto vario, dagli arrangiamenti ricercati e al limite
dello strafottente! Ogni canzone contiene una qualche sorpresa che sia
una linea vocale particolarmente fantasiosa, una trombetta piazzata a
tradimento, una marcetta buttata li in sottofondo che sorprende ed entusiasma
al tempo stesso. Fa piacere ascoltare un gruppo che se ne sbatte di tutto
e di tutti e suona quello che vuole... letteralmente mischiando l'impossibile
e venendosene fuori con un sound assolutamente fresco ed originale al
di fuori di qualsiasi moda o trend del momento. Se non è un merito
questo....
Lavoro consigliato quindi a chi non ha paura
di ascoltare qualcosa di nuovo e assolutamente non convenzionali. Per
chi insomma non ha paura
di sporcarsi le mani con qualcosa non al 100% heavy. Al largo gli integralisti,
fatevi sotto progressisti (no, non è un incitamento politico :)
)!
PS: sarà forse perchè anch'io vivo praticamente di fronte
ad un ex ospedale psichiatrico che sono entrato così in sintonia
con il maniscalco?? boh, ai posteri l'ardua sentenza!
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Da www.rumenta.it
- 11 Gennaio 2006
Fantastico.
Ultimamente ho quasi la sensazione che la situazione musicale italiana
sia sempre più prossima ad un'autentica svolta. Gruppi con idee,
coraggio e capacità si stanno facendo vedere sempre con maggiore
prepotenza e i vecchi grandi stanno facendo nuovamente capolino (si
pensi alla PFM). Sembra quasi di essere sulla cima di un vulcano fumante
pronto ad esplodere.
Questo primo lavoro del Maniscalco Maldestro è uno di quei dischi
che danno speranza. Si tratta di un post metal di chiara ispirazione
System Of A Down, con suoni più ariosi e leggeri in cui si sente
jazz, Paolo Conte, tradizione da balera italica (meraviglioso l'uso della
fisarmonica), punk e quant’altro. Il tutto senza l'angoscia esistenziale
nordamericana, Il Maniscalco Maldestro è vitale, allegro, sorridente
e scanzonato. Da non sottovalutare poi il cantato in italiano, elemento,
anch'esso, fortemente caratterizzante.
In definitiva, il Maniscalco Maldestro
fa parte di quel gruppo di artisti che vogliono ridare una dignità alla tradizione musicale colta
di questo Paese, sfruttarne le enormi potenzialità senza dover
piegarsi alla dittatura di un mercato anglosassone omogeneizzato e omogeneizzante.
Dimenticavo
di dire che questo debutto è tra i migliori dischi
usciti in questo 2005, poi fate come vi pare.
SDN
Ps: Sul sito della band si può ascoltare il disco e scaricare
dei brani in mp3. Più di così!
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Da www.metal-empire.tk
- 10 Gennaio 2006
Sono contentissimo di presentarvi finalmente
il primo cd de “Il Maniscalco Maldestro”.? Sono anni che
seguo l’evoluzione di questo gruppo, sono stati uno dei primi gruppi
che ho recensito ?ai tempi in cui Metal Empire era ancora un bimbo appena
nato con il dominio cjb.net … e che ?dire… sono favolosi
come sempre, cresciuti ulteriormente in tecnica e pazzia i ragazzi mi
hanno ?stupito ancora con questo concentrato di musica e malattia allo
stato puro.? Assegnare un genere ai maniscalchi è impresa pressoché impossibile,
sfido chiunque, i nostri infatti ?variano dal rock psichedelico al folk
allo stoner, questa volta stupendomi anche con attacchi ?elettronici
che sinceramente non mi aspettavo.? I nostri ripropongono tracce dei
vecchi dischi riarrangiate come “l’età del bisturi”, “fase
5: ?metabolismo” e la bellissima “distanze” ma non
mancano di presentarci per la grande occasione ?pezzi nuovi come la canzone
che introduce il cd, “miscuote…mincanta” e “geometria
affabile”.? So che mi beccherò una valangata di critiche
per quello che sto per dire ma se qualcuno avesse la ?malatissima idea
di girare una versione futuristica e un po’ cyberpunk di non ci
resta che piangere ?obbligherei a usare questi ragazzi come colonna sonora, è da
un po’ che ci penso, e ormai ne sono ?certo.? Finalmente i ragazzi
hanno avuto la fortuna che si meritano trovando un etichetta che li supporta
?nella loro avventura. ? Sperando di vederli dal vivo al più presto
possibile (a costo di farmi un bel viaggetto fino a ?Volterra) non mi
resta che complimentarmi ancora con loro per avermi spedito un altro
lavoro di ?classe superiore e consigliarvi di procurarvi il prima possibile
questo gioiellino di musica e pazzia ?folkloristica.? Continuate la vostra
scalata
Recensore: Raffo
Voto: 5/5
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Da www.silentscreamzine.it
- 10 Gennaio 2006
Vecchio e nuovo colti a passeggiare sottobraccio, le nuove tendenze
del rock milionario sorprese a flirtare con la tradizione italiana
di musica
popolare e folclorica: tutto questo, e molto altro, stipato dentro il disco
del Maniscalco Maldestro. E, soprattutto, un grande senso di libertà artistica:
venghino, signori, venghino ad ascoltare come una singhiozzante ritmica
che sa di Primus viene fusa al suono della fisarmonica, come soffuse tendenze
progressive si uniscono ad una vena sperimentale di matrice Pattoniana,
od ancora come assalti chitarristici di vago sapore SOAD (“L'Età Del
Bisturi“) si gettano alla conquista della provincia italiana (Volterra,
nello specifico). Il linguaggio desueto e ricercato, la sofisticata e criptica
ironia che spesso traspare dai testi (rigidamente in italiano), persino
il pinocchio di plastilina che li rappresenta, sanno tutti di artigianale
e di antico, e l’insieme lascia intendere che quello dei 4 maldestri
musicisti é una sorta di improbabile percorso a ritroso, il tentativo,
insomma, di riportare le attuali tendenze musicali indietro verso altri
tempi e lidi. I delusi dall’ultimo (banale) QOTSA, ma anche i fan
di Marlene Kuntz e dell’alternativo italiano, così come gli
orfani dei Litfiba e, perché no?, coloro che rimpiangono ancora
la vena creativa di Frank Zappa: la lista di coloro che potrebbero farsi
un giro sulla giostra “maldestra” ed uscirne divertiti é davvero
lunga e multiforme…ed allora: venghino signori, che lo spettacolo
comincia!
voto: 7,5
Dario Adile
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Da www.truemetal.it
- 8 Gennaio 2006
Avrei facilmente potuto aggirare l'ostacolo, scegliendo di non recensire
questo lavoro, tacciandolo di un non meglio specificato cross-over, che
agli occhi, ma soprattutto alle orecchie, del sottoscritto è un
termine vuol dire tutto e niente.
Pur di difficile catalogazione, la proposta
de "Il Maniscalco Maldestro" non è affatto
trascurabile dalle nostre pagine, essendo ben lontana dal "pericolo" nu-metal,
bensì influenzata da una larga fetta del rock progressivo italico,
di cui andiamo fieri e per cui abbiamo da sempre un occhio di riguardo,
nonché dall'irriverenza e autoironia che nel metal/rock ha avuto
grandi interpreti come i Primus.
E' proprio la band di Les Claypool che
incide maggiormente nel songwring di questi quattro ragazzi di Volterra,
che con un look "tradizionalmente" alternativo,
arrivano quasi a scimmiottare gli eclettismi compositivi della band californiana,
infarcendola di bizzarri riferimenti folk - il "burattino" cattivo
della cover, su tutti - musicalmente vari come la scuola progressiva
dello Stivale insegna.
Di primo acchitto, l'impressione è quella di una punk/acid band
che tenta di elevarsi rispetto a una situazione musicale ristagnante
e poco impegnata, che possa coinvolgere soggetti "pensanti e acculturati",
per una sorta di rivoluzione già felicemente attuata in Italia
da un certo Giovanni Lindo Ferretti con i suoi C.C.C.P. e C.S.I., con
i quali non ho mancato di annotare attinenze nella musica de "Il
Maniscalco Maldestro".
I testi alternati tra il fiabesco e l'introspettivo, à la Branduardi
per intenderci, rigorosamente in italiano, possono sbizzarrirsi metricamente
dalla complessità di strutture offerte dagli echi acid-jazz e
funky, e reclamano una voglia di stupire che rischia fin troppo spesso
di sfociare nella superba misantropia di certi aspiranti artisti, e così dannatamente
diffusa tra le band emergenti del Bel Paese.
Se infatti da un lato il bombardamento di variazioni può attirare
un ascoltatore annoiato e in cerca di nuovi stimoli, dall'altro sorge
il pericolo di accostare "Il Maniscalco Maldestro" all'ennesima
sensazione appena assaporata e mai maturata, così frettolosa di
mettere sul piatto tutte le idee in un minestrone - mai cross-over fu
termine usato più correttamente - che ne nasconde personalità e,
cosa fondamentale nell'ottica del music business, omogeneità.
Incoraggerei
ad ogni modo la "follia" di questi ragazzi che
hanno deciso di intraprendere una strada sicuramente difficile e poco
riconducibile ad un trend preciso, sebbene gli stessi Primus, dopo la
pubblicazione di "Pork Soda", si abbandonarono ai richiami
delle melodie facili... Non dimentichiamoci inoltre che l'alternative
e lo stesso cross-over sono divenuti due veri e propri generi con i loro
dettami e i loro cliché, rimanere lontani dai quali è impresa
assai ardua.
Recensore: Mauro Gelsomini
Voto: 65
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Da www.disintegration.it
- 8 Gennaio 2006
Chi l’ha detto che in Italia ci limitiamo solo ad assorbire le influenze
musicali provenienti da Usa e Gran Bretagna? Il debut dei Maniscalco Maldestro
dimostra che i gruppi nostrani, quando vogliono, sono creativi come non pochi
e capaci di elaborare dischi di grande spessore, pieni di canzoni geniali ed
eleganti. Da questo punto di vista il combo toscano non teme rivali: il “crossover” in
cui confluiscono rock italiano, metal, jazz e ballate della tradizione popolare,
non ha eguali in questo campo. Ascoltando diverse volte il cd, non ho potuto
fare a meno di pensare agli immensi Mr. Bungle di Mike Patton, una band che ha
avuto sempre il coraggio di sperimentare. Ed effettivamente i paragoni non sembrano
azzardati, sia per l’impostazione vocale “disturbata” di Antonio
Bartalozzi (grandi i testi tra l’irriverente ed il visionario), che per
alcune soluzioni cervellotiche che richiamano fortemente il gruppo di cui sopra.
Ad ogni modo il disco del Maniscalco Maldestro non conosce la monotonia: si passa
dai ritmi incalzanti di “Miscuote…Mincanta”, alle atmosfere
a mò di sagra paesana di “Carta-stagna”, per poi approdare
al sound di matrice “S.O.A.D.” di “L’età De Bisturi” e
alle digressioni metal-jazz di “Metamorfosi Plausibile”. Ed ancora
le divagazioni a-là Primus di “Anima Dolosa”, per finire con
le chitarre impazzite di “Silenzio Di Cartapesta”. Ma, credetemi
cari lettori, ogni canzone ha un suo marchio di fabbrica, una sua particolarità,
una sua “variazione sul tema”. Un full lenght come questo deve davvero
riflettere: possibile che un gruppo di tale levatura debba far fatica per strappare
un piccolo contratto discografico, quando i modelli che esportiamo sono esclusivamente
Le Vibrazioni, Laura Pausini ed i Negramaro?
(Luca Visconti) Voto:8
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Da www.metallized.it -
Gennaio 2006
I Maniscalco Maldestro sono una nuova autentica banda di
Mattacchioni
(la maiuscola è volontaria),
che propone il proprio omonimo CD di esordio dalla toscanissima Volterra, e si
presentano come una delle possibili sorprese del 2006 con questo loro platter
di dodici tracce, oscillante tra lo stoner, la musica da circo, le sarabande
da festa di paese, e le assortite "teatralità" delle linee vocali.
Ascoltare il CD è come entrare in una sorta di fiera paesana dell'assurdo,
in cui si incontrano e confrontano tendenze di ogni genere: gli arrangiamenti
si susseguono come in un bestiario medievale, il tutto con una sapienza stilistica,
una freschezza ed un'originalità compositiva davvero rimarchevoli. Inutile
nascondere che questo tipo di CD sia quello che riceviamo più volentieri
ed il motivo è presto detto: capita abbastanza spesso di sentire (sarà certamente
capitato anche al lettore) le persone in Italia lamentarsi di ascoltare sempre
il genere: " solita musica ", che poi cambia a seconda del momento,
delle mode e delle tendenze. Per chi non avesse mai fatto l'esperienza, recensire
CD significa a volte trovarsi nella stessa situazione, solo elevata all'ennesima
potenza, a causa del fatto che si ricevono i dischi e si ascolta musica che non
si conosce, con una frequenza sensibilmente superiore a quella dell'ascoltatore "normale".
Questa circostanza, qualora si attraversi un periodo di generale piattezza od
omologazione nelle proposte, da, a volte, la sensazione di ritrovarsi sperduti
in un oceano di cose già sentite (e tuttavia da risentire), al di là dei
tentativi delle band di proporre qualcosa di nuovo. I Maniscalco Maldestro sono
del tutto scevri dalla perniciosa mania di imitazione che sembra pervadere parte
del movimento, e questo li rende, ai nostri occhi, una piacevolissima novità,
da annoverare nel ristretto numero di band italiane che, negli ultimi anni, siano
riuscite a proporre qualcosa che non fosse stato sperimentato in precedenza in
qualche altro paese o da qualche altra band. Chiaramente le influenze musicali
ci sono e si possono rintracciare (a me sono venuti in mente i meravigliosi Mr.Bungle
di Carusel ed Egg, Frank Zappa, oltre ad altre band italiane ed internazionali,
tra cui citerei quantomeno i Quintorigo, per la suddetta tendenza a suonare una
specie di "popolare sagra della musica"), ma tuttavia questi richiami
non risultano mai derivativi e non rischiano di infastidire l'ascolto, permettendo,
anzi, di focalizzare maggiormente l'attenzione sulla proposta del quartetto toscano.
La band si lancia in sfuriate rock 'n roll, passaggi bandistici, arrangiamenti
pop o metal, senza mai risultare banale o sgradevole, e riuscendo a proporre
una miscela interessante e di classe. Gli episodi che, per ora, mi sono rimasti
maggiormente impressi, sono la (davvero ottima) Anima Dolosa, e la buonissima
Miscuote...Mincanta, pezzo del tutto fuori dagli schemi eppure perfettamente
in grado, a nostro parere, di essere destinato all'emittenza. Suppongo tuttavia
che con il tempo il novero dei brani tenderà ad allargarsi, perchè davvero
tutte le song si propongono ad alto livello e sono dotate di momenti interessanti
e capaci di restare in mente a lungo. Questo piccolo miracolo è reso possibile
da uno stile convincente e peculiare che sostiene e pervade gli equilibrismi
tecnici della band e rende possibile, per esempio, amalgamare uno strumento particolare
come la fisarmonica al resto degli arrangiamenti, senza che nulla dia la sensazione
di "essere messo lì a caso". Questo 2006, per i CD italiani, è iniziato
decisamente nel migliore dei modi, speriamo che l'andamento si mantenga su questi
standard (non sarà facilissimo) e godiamoci questi Maniscalco Maldestro.
Questo è il tipo di band che farei sentire ad un collega straniero per
fargli fare un'idea di quali siano attualmente le tendenze interessanti della
musica italiana, insieme, naturalmente, ad alcune altre cose tutte differenti,
ma ugualmente belle. Complimenti.
Voto: 84
Valerio Stirpe "Il Segugio"
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Passi un ultimo dell’anno sottotono (per lasciare a casa il francese,
altrimenti si potrebbe dir di peggio) e che ti capita tra le mani il
giorno dopo? Una donna!?! No, non quella, bensì un album di un
gruppo – incredibile a dirsi – italiano, che canta in italiano
e che per di più ti sa pure stupire. E tutto ciò il primo
gennaio, addirittura, non un giorno a caso! Che sia un segno del destino!?
Bah…
Il gruppo in questione proviene da Volterra, e chiamarli originali sarebbe
dir poco. Dopo un paio di demo, alcuni anni orsono, propongono ora il
loro primo full-length: una rivisitazione ironica e intelligente della
favola di Pinocchio che tanto è stata cara ai più nel loro
incosciente periodo infantile. Il genere...!? Lasciamo perdere.
Si parte subito in quarta. Già dalla prima “Miscuote… mincanta” sono
chiare alcune spettacolari peculiarità del disco: il ritmo incalzante
e fuori dagli schemi (oserei dire folle rock’n roll), la fantasia
compositiva, e inoltre la spontanea teatralità della voce del
cantante. Il riferimento ai System of a Down è immediato, ma si
ha la sensazione che da loro abbiano preso più l’atteggiamento
che non altro: infatti la traccia (come del resto tutto l’album)
mantiene costantemente un’ottima ascoltabilità (senza “offendere” l’orecchio,
come invece si prefiggono di fare molti pezzi dei SOAD), e non sembra
affatto che abbiano tentato qualche sorta di palese scopiazzatura del
loro stile (ottenendo così nel complesso una forte tinta personale).
La successiva “Carta-stagna” parte con un walkin’ bass
da intrigante sagra di paese (un po’ più sadica, a dire
il vero), e in essa esordisce un altro bel tocco d’originalità,
ossia il folk: italiano, naturalmente, quindi stacchetti di tarantelle,
powered by fisarmonica, mandolino e cose così. Il tutto a fondersi
col crossover delle chitarre distorte e del cantato del ritornello. Passando
a “Metaformosi plausibile” ci si immerge in uno scanzonato
rhythm & blues dal sapre retrò, corredato da una batteria
sfiorata ma sempre pronta ad esplodere e da dei coretti scanzonati. La
successiva “Ego” sembra quasi una jam session jazz-style,
costituita da un mix di strumenti quasi volutamente scoordinati tra i
quali emergono un prolungato quieto assolo di chitarra alla Hendrix dal
fare spontaneo, una tendenza surf di tarda serata e una voce che bisbiglia
in modo acido più che cantare. Il ritmo incalzante e le chitarre
pesanti tornano poi di gran lena in “L’età del bisturi”,
punk-crossover mischiato ad inserti orientaleggianti, traccia seguita
da una cartoonosa “Fase 5: metabolismo”: anche qui riff pesanti,
intervallati da cadenzate sezioni sul demenziale con tanto di coretti
in falsetto. Si continua con l’allucinata “Anima dolosa”,
e con la successiva “Geometria affabile”, nella quale gli
stacchetti retrò basso-e-piatti-appena-sfiorati s’uniscono
ai soliti coretti, e con un ritornello che (nel ritmo e nel setting delle
chitarre) ricorda “No one knows” dei Queens of the Stone
Age. Un sfuriata heavy metal appena accennata verso la fine lascia di
seguito il passo a “Giro immobile”, dove un orecchiabile
ritornello sembra assediato in mezzo ad improvvisi stacchi rock deliranti
(resi perfettamente dalla voce dissennata del cantante) che si alternano
sempre stile SOAD a parti quasi ska e altre quasi liscio (!?), corredate
dagli immancabili coretti in falsetto. Spazio poi alla poco più sobria “8
di mattina” (dove è la chitarra acustica ad avere il sopravvento
rispetto a tutto il resto), che traghetta poi verso “Distanze” (liscio,
fisarmonica e mandolino a braccetto con lenti riff di chitarre elettriche),
per terminare infine con “Silenzio di cartapesta”, altro
gran pezzo perfettamente in stile con la follia del resto dell’album
(con in più qualche distorsione sulla batteria).
Il risultato di questi 45 minuti è… mamma mia, uno spettacolo!
Un intruglio originale e perverso di una camionata di generi diversi,
dai pesanti riff crossover alle orecchiabili melodie rock, dagli inserti
di italianissimo folk al rhythm & blues, tutti amalgamati insieme
a formare un lavoro d’una personalità unica e sorprendentemente
coinvolgente, audace (perchè senza dubbio lo vuole essere) e spiazzante.
Da sottolineare infine le ottime doti tecniche del gruppo, e in particolare
la psicolabile teatralità del cantante (che ho apprezzato in modo
particolare). Un album insomma che denota delirio e probabile pazzia
galoppante, ma anche strepitosa genialità. E questi ragazzi di
Volterra ne hanno a palate: di entrambe le cose! Bel lavoro!!
Daniele Borghesani "Sasha"
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Da www.babylonmagazine.net -
gennaio 2006
Il Maniscalco Maldestro non è una novità da
queste parti, avevamo già accolto favorevolmente il precedente "L'Età del
Bisturi" e finalmente i ragazzacci di Volterra pubblicano per la alessandrina
Videoradio il debut album ufficiale, omonimo. Questa è una di quelle
band che dovrebbero ascoltare i detrattori del sound tricolore, una di
quelle band che fanno sperare non si sia esaurita la vena compositiva,
la giovane energia e scioltezza artistica, la voglia di esser sé stessi
(musicalmente, s'intende) e l'intenzione di preentarsi al pubblico con
un sound curioso, diverso dalla solita proverbiale minestra. L'album, pur
fruibile in scioltezza sorseggiando un buon vino o bevendo a canna da un
pintone, è allegro e spensierato nella sua quasi interezza, investendo
l'ascoltatore con una moltitudine di sonorità e soluzioni compositive
degne di nomi ben più blasonati. Il Maniscalco Maldestro non cela
le proprie influenze: rock imbastardito col metal, jazzfolk ("Metamorfosi
Plausibile"), sbilenche marcette, soffici passi ("Ego")
o sbizzarrite etnie dirompenti (la già nota "Età del
Bisturi"). Sopra tutto, un lavoro vocale abbastanza riuscito, rigorosamente
in linguamadre e disinvolto a sufficienza nei suoi stili. I nomi di riferimento
sono i soliti, e non è il caso di elencarli ancora. Sappiate però che
questo è un disco interessante e sarei sinceramente curioso di vedere
come i nostri se la cavano sul palco, poiché le potenzialità per
far divertire e scatenare tutti ci sono a pieno. Un divertimento ben suonato,
scorrevole, coinvolgente. Intero ascolto disponibile in streaming sul sito
ufficiale della band. Costa poco, che cè vò?!?
Voto: 8 (Stefano Gaspari)
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Da www.metallus.it - Dicembre 2005
Dio benedica i System Of A Down.
Non tanto per le qualità artistiche intrinseche, discutibili a
prescindere, ma soprattutto per essere riusciti a sdoganare ufficialmente,
rendendola appetibile alle masse, la musica condita da una buona dose
di follia.
A trarne beneficio un sacco di gruppi che non hanno paura di sporcarsi
le mani con generi diversi e che, fino a qualche anno fa, difficilmente
sarebbe uscito dall’anonimato. Fra questi, emergono adesso i toscani
Il Maniscalco Maldestro, autori di un disco d’esordio sicuramente
spiazzante.
Ritmi sincopati, voci sussurrate e urlate, parti jazzate alternate a
ritmiche rockabilly, fisarmoniche che emergono qua e là, tratteggiando,
tra l’altro, le parti migliori del disco.
Un pentolone sonoro da cui ogni cucchiaio ha un sapore diverso. Certo,
sarebbe stato preferibile evitare qualche strizzata d’occhio di
troppo agli armeni-americani ed una maggiore pesantezza nei suoni, soprattutto
delle chitarre, ma sono difetti trascurabili. In fondo si sentono anche
parti che sarebbero perfette per i Magazine du Kakao, per i Tre Allegri
Ragazzi Morti e per la banda del paese che intona una mazurca in piazza.
Una band coraggiosa sicuramente. Premiamo il coraggio.
30/12/2005 -
Michele Baccinelli
Intervista correlata
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Da www.hardsounds.it - Dicembre 2005
Dopo tre anni dall'ultimo demo "L'eta Del Bisturi" torna Il
ManiScalco Maldestro, questa volta (e finalmente direi) in veste di debut
album: il disco edito dalla sempre attenta Videoradio, conferma appiena
il giudizio espresso a suo tempo dal buon Emilio "ARMiF3R" Sonno.
Le dodici tracce presenti risultano figlie
di un' originalità e
di una voglia sfrenata di osare e mettere in crisi l'ascoltatore, ubriacandolo
ed illudendolo con miscugli e pozioni musicali assolutamente sorprendenti.
Difficile definire univocamente le varie
canzoni: infatti è troppo
complesso l'assieme di stili e di generi che mano a mano si aggiungono,
si mescolano e fanno capolino dal lettore cd; riff maideniani, sfuriate
alla System Of A Down, deviazioni rhithm & blues, fisarmoniche, trombe
e chi più ne ha più ne inventi.
Come non rimanere colpiti dall'opener "Miscute...Mincanta",
dal ritmo alla "Cuore Matto" di "Carta-Stagna" (con
tanto di fisarmonica da balera), dall'ossessiva ed oscura "Ego" e
dai ritmi pazzi di "L'eta Del Bisturi"? Impossibile, parola
di recensore!
La band dimostra di essere affiatata e
compatta e di avere delle capacità di
songwriting fuori dal comune visto l'atipicità e la complessità delle
varie canzoni proposte; consiglio questo album senza riserve a chi ascolta
musica senza pregiudizi ed ama le sorprese: poi, diciamocelo, troverete
difficilmente una band così originale in questo 2005, quindi fateci
più di un pensierino.
Un inchino (maldestro) ad una band tanto pazza quanto geniale... complimenti!
VOTO 78
RECENSORE Fabio "Flames Of Hell" Rancati
RECENSITO IL 29/12/2005
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Da www.metalmaniacs.it - dicembre 2005
Il Maniscalco Maldestro. Qualcuno di voi si ricorda di questo nome?
I primi due demo (pubblicati rispettivamente nel 2001 e nel 2002) fecero
parlare molto bene di sé sia sulla carta stampata che sulle pagine
virtuali, e valsero a questa bizzarra realtà volterrana un fioccare
di elogi e titoli di Top Demo: merito di indubbie qualità tecnico-compositive,
di una non comune capacità di coinvolgimento, ma soprattutto di
una personalità che esce fuori prepotentemente dalla loro musica
e che, a ben vedere, rappresenta la loro vera marcia in più. Adesso
i quattro musicisti esordiscono per la label alessandrina Videoradio,
ma sembrano proprio non aver perso le loro peculiarità musicali.
Lo stile dei Maniscalco Maldestro infatti non è così facilmente
catalogabile: si tratta di un’improbabile miscela di Metal, Folk,
Rock’n’Roll, Nu Metal, un pochino di Blues ed una abbondante
dose di orecchiabilità tipica del Pop (ma non prendetela come
una cosa negativa, anzi…). Influenze che si mischiano e si omogeneizzano
a formare un tutt’uno, una massa sonora coerente che prende le
distanze da tutti quei minestroni senza senso che, sempre più frequentemente,
sono soliti uscire dai dischi di quei gruppi che fanno dell’‘originalità a
tutti i costi’ il proprio vessillo. Nonostante l’enorme varietà di
suoni infatti, ad un primo ascolto il suono dei Maldestri suona di una
semplicità disarmante sia nelle strutture che nelle melodie, quasi
easy listening. Solo in un secondo momento ci si rende conto della reale
mole di soluzioni tirate in ballo: dal walkin’bass a romanticissimi
fraseggi di fisarmonica e mandolino, da percussioni elettroniche a chitarre
pesanti, da ballabili melodie folkeggianti a coretti semi demenziali.
Il tutto amalgamato con una maestria ed una genuinità che hanno
dell’incredibile, e che vanno a formare un lotto di canzoni che
suonano ballabili, ironiche, potenzialmente appetibili per chiunque,
ma allo stesso tempo colte, penetranti, intelligenti e dotate di un mood
malinconico che permea un po’ tutto il disco, conferendo al tutto
un irresistibile sapore agrodolce. Forse avrei qualcosa da ridire sulla
produzione, discreta ma un po’ ovattata (specie quando entrano
in gioco le chitarre distorte), ma quando l’ascoltatore viene deliziato
con autentiche perle come “Geometria Affabile”, “Miscuote… Mincanta”, “Fase
5: Metabolismo”, la sensuale “Anima Dolosa” o la bellissima “Distanze” (per
chi scrive l’apice assoluto del disco), questi sono solo dettagli… Non
sarà Metal in senso stretto (come non fa parte di nessun altro
genere in particolare, d’altronde), ma in Italia il futuro del
Rock (quello vero) passa anche da qui. E’ necessario il vostro
supporto.
Voto: 8.5
Matteo Buti
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Hanno
detto de "L'età del bisturi"
Da www.metalitalia.com - Novembre 2003
Il
buon vecchio Carlo Collodi non poteva certo immaginare a quali terribili
conseguenze, per le generazioni a venire, avrebbe portato la lettura
del suo “Le Avventure Di Pinocchio”. La storia del burattino di legno più famoso
del mondo, se vista con occhi attuali e andando oltre la facciata favolistica, è già di
per sé inquietante e pregna di corruzione e sfruttamento…ora, tralasciando
il fiasco totale del film di Benigni, ci preme sottolineare l’influenza
deviante che essa ha avuto su questo gruppo di ragazzi toscani, noti ai
più quali Il Maniscalco Maldestro, quartetto proveniente dalla provincia
di Pisa, a dir poco originale e schizzato nel proporre una musica personalissima
e sorprendente. Il sospetto che Mastro Geppetto avesse un fratello gemello
sinistro, sadico e disturbante, in grado di creare un Pinocchio oscuro
e malvagio, proprio come quello raffigurato nella cover qui in alto, è sempre
stato presente, ma adesso ne abbiamo la piena conferma: la musica de Il
Maniscalco Maldestro, diciamolo subito, è un crossover interessantissimo,
composto da ritmiche affini al metallo moderno e ripetute e fondamentali
incursioni nel folk popolare (trattasi, però, non del solito folk irlandese,
bensì di musica tradizionale del nostro paese, tarantelle e simili), le
quali danno al lavoro un mood furbescamente scanzonato, da canzonette da
circo, antiche fiere e baracconi (proprio come quelli di Mangiafuoco),
il tutto condito da spolverate di punk e rock alternativo e servito in
tavola da camerieri che probabilmente hanno in Mike Patton, genialoide
mente dei Mr. Bungle, un estroso capo-chef! “L’Età Del Bisturi” è ancora
ascrivibile alla categoria demo, in quanto auto-prodotto e non supportato
da alcuna promozione ufficiale, ma, a ben vedere, è considerabile anche
come album completo, dotato di tutti i connotati per farlo sembrare tale:
un lavoro ben registrato, ispirato e divertente da ascoltare, contenente
anche una cover di lusso, quale “Foxy Lady” di Jimi Hendrix, e vari intermezzi
che arrichiscono di pazzia e sconnessione il già instabile andamento della
musica qui presente; un brano come “Fase 2: Ego”, ad esempio, è qualcosa
di più di un semplice passaggio tra una traccia e l’altra, è una sorta
di collegamento diretto con l’occhio arcigno del solito Pinocchio della
copertina, una trasposizione jazz di perversa egocentricità. Piacciono
molto anche tutte le composizioni regolari, a partire dal duo iniziale,
formato dalla title-track e da “Silenzio Di Cartapesta”, con la seconda
che sembra scaturita da dei System Of A Down leggermente più melodici; “Distanze”,
poi riproposta anche in una riuscita versione acustica, è semplicemente
la summa delle caratteristiche principali de Il Maniscalco Maldestro, un’ottima
miscela di tradizione e novità, come del resto la seguente “Carta-Stagna”,
carica e nervosamente pesante; ultima citazione è per “Fase 5: Metabolismo”,
forse il pezzo più bello. Ad essere sincero, questo disco è uno dei più piacevoli
ascoltati da chi scrive durante gli ultimi tempi, sicuramente in grado
di piacere a chi già ascolta musica di questo tipo, senza precise direzioni,
dissennata e volutamente spiazzante. Davvero complimenti a questi quattro
musicisti…una sorpresona! Ah, mi raccomando, se dovesse capitarvi sott’occhio “L’Età Del
Bisturi”, non perdetevi l’esilarante ghost-track: una versione a cappella
della sigla de “La Famiglia Addams”…mitici!
Voto: 7.5
Recensione di Marco Gallarati
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Da www.hardsound.it -
Settembre 2003
Solo una mente malata o una mente geniale (e quindi,
in ogni caso, malata) potevano concepire un tale
disco, così vario, stravagante e indubbiamente originale... è infatti
difficile, oggigiorno, poter ascoltare il lavoro di gruppi così intraprendenti,
capaci di mischiare generi su generi come fanno questi cinque, musicalmente parlando,
schizofrenici; forse perché molto labile è il confine tra certe sonorità e la
più completa anarchia musicale, e fin troppo facilmente si rischia di
incappare in sgradevoli errori.
Già dal bizzarro nome si capisce che non si tratta di un gruppo come tanti, e
definire il loro stile non è cosa semplice : rock psichedelico, folk,
blues e nu metal uniti a tanta voglia di uscire fuori dagli schemi, per
creare
qualcosa di altamente personale.
Non si tratta però di confusione, non nel loro caso: tutto l'ensemble è ben congeniato
ed amalgamato, tanto che anche dopo aver ascoltato e riascoltato le 11 tracce
di questo disco sembra lo stesso difficile descrivere in maniera chiara il loro
stile, giacché non vi è la predominanza di uno in particolare o, meglio, a dominare è lo
stile... "Maldestro"! Si potrebbe parlare di cross over inteso non tanto nel
senso stretto del termine, quanto più in senso più lato: una vera e propria convergenza
di più generi musicali, nel loro caso veramente molti. Ed è proprio questa loro
musica variopinta, incredibilmente poliedrica, a renderli così particolari anche
se, invero, piuttosto ostici ad un primo ascolto : i più classicisti potrebbero
non gradire troppo il sorprendente caleidoscopio musicale (che necessita più e
più ascolti per essere compreso a fondo) che questi giovani volterrani hanno
abilmente costruito ma, d'altronde, "L'Età del Bisturi" è un disco rivolto a
coloro che non hanno timore di avventurarsi sulle impervie vette dei monti della
sperimentazione.Per capire bene cosa intendo basta semplicemente ascoltare questo
concept che, già dalle prime canzoni, rivela la sua malsana essenza : qualche
decina di secondi d'attesa separa una simpatica intro dall'inizio della titletrack,
probabilmente uno degli episodi migliori che si propone con un'irruenza nu metal
alla SOAD, per alternarsi poi a fasi rock deliranti, con inaspettati stacchi
acustici e un Antonio alla voce che (come un bambino fa di tutto per non obbedire
ai comandi materni) proprio non riesce a cantare "normalmente", mentre Stefano
si diletta alle pelli con mille cambi di tempo.L'impronta di Tankjan e soci si
fa più velata già con "Silenzio di Cartapesta", e lascia spazio a soluzioni quasi
fusion : un'altra canzone stupenda dove altre sembrano le contaminazioni, che
spingono in direzione di un sound che mi ricorda assai quello dei geniali Quintorigo
di "Grigio". Più riflessiva "Fase 2: Ego" dove svogliati coretti si associano
a strumenti utilizzati in maniera molto free jazz, senza quasi un ordine
apparente.
Con "Distanze" si respira più l'aria di casa: siamo o non siamo gli abitanti
del Belpaese? Ecco allora che ironici e aggraziati mandolini si alternano a lenti
riff distorti, mentre il polimorfico singer continua con la sua esibizione teatrale.Simile
il discorso per "Carta_Stagna", dove più forte si fa il contrasto tra
le differenti parti grazie ad un Simone che dimostra di saperci decisamente
fare
con la sua chitarra , mentre nel finale il ritmo pacato viene arricchito
dalla fisarmonica di Marco in perfetto stile romagnolo.
"Fase 3/4: Giro Immobile" fa da breve intro a "Fase 5: Metabolismo", aperta da
un azzeccato walkin' bass di Thomas, mentre un retrogusto alla Bluvertigo lascia
ancora una volta spiazzati prima che l'audace combo continui con il suo rock
grintoso, quasi nu metal.E sul finire, come suggerito dal titolo della song che
la precede, c'è addirittura spazio per una cover, manco a dirlo completamente
stravolta, dell'immenso Hendrix: tutta da ascoltare!Se questo ancora non bastasse
ad accontentarvi, eccovi pure una piacevole versione acustica di "Distanze" seguita
da una ghost track che non fa che confermare come i nostri siano da ricovero
immediato nel più vicino ospedale psichiatrico!
Non uno dei tanti gruppi che cercano l'originalità a tutti i costi, non una delle
tante band capaci solo di confusionari minestroni musicali, ma una realtà concreta,
formata da cinque impavidi ragazzacci tutt'altro che maldestri, giusto un po'
pazzoidi, ma dalle idee molto chiare. Recensirli è stato un vero piacere! Complimenti,
continuate così.
VOTO 80
RECENSORE Armifer
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Da www.italianmetal.tk -
Maggio 2003
Aperto
il pacco inviatomi da: "Il Maniscalco Maldestro", quartetto
di Volterra che si diletta nel crossover più pazzo e psichedelico che
abbia mai sentito in vita mia, mi sono trovato di fronte una buffa
immagine molto colorata di un inquietante Pinocchio (che a dire il
vero ha anche qualcosa del nasuto personaggio di "All'arrembaggio" :-P
) che mi ha strappato più di un sorriso. Comunque apparte gli scherzi
l'art work è veramente ben realizzata :-)
Parlare del loro lavoro non è affatto facile dal momento che si tratta di un
vero e proprio cd autoprodotto di ben 11 tracce in cui è contnuta niente popo
di meno che....PURA FOLLIA :-)
Potremmo definire il loro genere come un crossover cantato in italiano dove
si fondono insieme influenze rock psichedeliche con sonorità popolari folkloristiche
rielaborate in una chiave abbastanza oscura.
In alcuni momenti mi è sembrato di sentire qualcosa di simile ai lavori dell'italianissimo
(e stranissimoooo) Vinicio Caposela, soprattutto nei brani dove vengono utilizzati
mandolino e fisarmonica, mantenendo comunque una discreta originalità.
Nell'ottava traccia: "FASE 5: METABOLISMO" invece mi è sembrato addirittura
di trovarmi di fronte a: "Dope Hat" del primo Marilyn Manson e a
dire il vero sono rimasto piacevolmente colpito da questa canzone.
Degna di nota anche la decima traccia, una versione alquanto stravolta di "Foxy
Lady" del grande Gymmy Handrix.
Sicuramente un gruppo dotato di grande fantasia e capacità interpretative con
ottime idee penalizzate purtroppo da una produzione non ideale che influisce
abbastanza pesantemente sull'impatto sonoro.
Andrea
Nobili - 23/5/2003
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Da www.eutk.net -
Aprile 2003
Ma
che strana band e frizzante band! Il Maniscalco Maldestro, combo di
quattro elementi dai Natali in quel di Volterra, si diletta in un Crossover
(penso che sia veramente la parola giusta!) cantato in italiano, ove
accanto ad influenze Rock e Psichedeliche, si fondono sonorità popolari
folkloristiche (mandolini e classici strumenti dell'artigianato italiano),
dal sapore festaiolo da sagra di Paese, tra Modena City Rumblers, Avion
Travel ed Aeroplani Italiani, ma anche anticipi di teatralità che non
guastano in una proposta così bizzarra ed originale. Anche se la produzione
non è mirabolante, ma comunque adatta al sound che questi ragazzi abilmente
plasmano sui sapori Mediterranei, questo dischetto merita un plauso
particolare per le idee e per il "coraggio di osare" su territori
musicali non canonicamente alla luce del sole. Canzoni maldestre e
marionette villane, un mood estroverso ed un marchio di fabbrica proprio,
ivi compresa la stravoltissima ed interessantissima versione di 'Foxy
Lady' di Mr. Hendrix, caratterizzano questo interessantissimo 'L'età Del
Bisturi' de Il Maniscalco Maldestro... che poi, diciamocelo, tanto
maldestro sicuramente non è...
voto
7/10
Massimo
'Whora' Pirazzoli - 14/04/2003
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Da "www.metal-empire.tk" -
Marzo 2003
Mettete
assieme… sonorità acustiche abbastanza ambigue e un gruppo di pazzi… cosa
ne può venire fuori? Se fossi un bastardo (e in realtà lo sono) vi
direi compratevi il cd dei Il Maniscalco Maldestro e scopritevelo… ma
siccome sono io e tra 9 mesi è natale vi svelerò quest’arcano mistero…
Ho bramato questo cd per un bel po… è forse il più bello e interessante
tra quelli che mi siano mai passati sotto mano da quando lavoro per
Metal Empire…
Tutto il cd gira attorno ad uno strano e oscuro humor … il gruppo toscano avrebbe
a mia modestissima opinione tutte le carte per sfondare… e probabilmente lo
faranno…
Il cd comincia con una piccola intro “Anima
Dolorosa” e già qui si capisce che questo cd di normale ha ben poco…
Si continua con L’età Del bisturi… la prima traccia… penso di non aver mai
ascoltato nulla di simile… ritmica ambigua ma efficace… è questo che piace
al pubblico oggi …
Si continua poi con Silenzio Di Cartapesta… una delle tracce in cui la voce
particolare di Antonio,il vocalist del leader si comincia a scoprire,anche
se quello che più si nota nella traccia sono i cambi di ritmica completamente
azzeccati… si passa dalla skizofrenia piu completa alla calma….
Quarta traccia “ego” una traccia ipnotica nel vero senso della parola… gli
strumenti in questa traccia fanno solo presenza.. è il cantato… o meglio il “parlato” a
farla da protagonista e ci riesce benissimo…
Si passa alla quinta traccia,distanze… la prima volta che ho sentito questa
traccia ho cominciato a ridere… mi sono ritrovato letteralmente col culone
a terra dalle risate… la canzone è stupenda ma sentire i coretti presenti nelle
strofe penso sia la cosa piu comica che potesse esserci in una canzone… a volte
mi chiedo come abbiano fatto a partorire questo cd…
Carta.Stagna… ritmica completamente impazzita in questa traccia…sembra scritta
e cantata da qualcuno evaso da un manicomio… testo stupendo davvero…
Piccolo intermezzo, giro immobile… ci tengo a dire che io ho 2 tracce scaricate
da vitaminic che si chiamano rispettivamente anima dolorosa e giro immobile
che non c’entrano niente con l’introduzione e questo intermezzo… mi informerò personalmente
con i “maniscalchi” poi magari vi riferirò..
Metabolismo… la traccia in cui si nota definitivamente la “pazzia vocale” di
Antonio… la sua voce sembra quella del simpaticissimo cannibale Hannibal della
triade di fama mondiale nelle strofe.. per poi “scoppiare” nel ritornello pieno
di potenza…
Penultima traccia è Foxy Lady cover di Handrix, anticipata da uno stacco di
chitarra intitolato “waiting hendrix”
Il cd sembra concludersi con una versione acustica di Distanze (a mio parere
meglio questa dell’altra) e a questo punto tutti penseranno che il cd sia finito… e
invece no… ora arriva la parte esilarante… ma questa non ve la racconto… compratevi
il cd e la scoprirete… soddisfatti
o… soddisfatti lo stesso perché noi di metal empire non teniamo un centesimo
e non possiamo risarcirvi :D ma vi assicuro che davvero ne vale la pena..
Un 9 e mezzo secco a questi ragazzi… un 9 e mezzo accompagnato da tutta la
mia ammirazione… siete grandi..
HellishVoice
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Da "www.babylon
magazine.net" - Gennaio 2003
Imbattersi
in band italiane non tanto valide, quanto identificabili come realtà "originali" e "coraggiose" è cosa
rarissima e questi toscani dal bizzarro monicker si candidano ad essere
una delle più interessanti band nascenti che, a causa della loro eclettica
proposta, probabilmente non raggiungeranno mai il successo che tanti
altri invece cercano disperatamente... probabilmente a loro non interesserà nemmeno
più di tanto. Immaginate i Mr Bungle più multiformi del periodo "Discovolante" (precursori
dei System Of A Down, ora sulla cresta dell'onda?!?), uniteli ai primi
Red Hot (questo sembrano quando coverizzano "Foxy Lady" del
buon Hendrix), spruzzate il tutto con rock progressivo anni '70 (anche
se siamo su altri livelli qualitativi, alcune loro sperimentazioni
mi hanno ricordato i grandiosi Area di Demetrio Stratos), marcatissimi
elementi etnico-folkloristici da film di Kusturica, cantato schizoide
in Italiano preso in prestito dal più inquietante Mike Patton (ancora
in versione Mr Bungle), follie ritmiche (si passa dal valzer all'hardcore/metal
e al jazz con scioltezza), mandolini, percussioni tribali e fisarmoniche
da fiera di paese, carillon e basi da luna park. Cosa viene fuori?
a) una mappazza incomprensibile; b) l'ennesimo tentativo di essere "alternativi",
l'ennesimo fallimento; c) una band più interessante della maggior parte
di quelle conosciute. La risposta esatta, a parer mio almeno, è la
terza. Il Maniscalco Maldestro si fa portatore di un manifesto musicale
in cui concetti come originalità, s |